L’Italia fatica a sfruttare il potenziale delle fonti rinnovabili, cruciali per il futuro energetico del Paese e per la sua indipendenza dalle fossili. Lo denuncia Legambiente nel report “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato alla Fiera di Rimini KEY – The Energy Transition Expo, evidenziando ritardi burocratici e freni ministeriali che rallentano i progetti su tutto il territorio nazionale, Calabria compresa.
“Il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa e la situazione geopolitica internazionale impongono al nostro Paese di accelerare, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato e soprattutto più sì dalle soprintendenze che oggi frenano la transizione ecologica”.
Numeri e progetti in attesa
A gennaio 2026, dei 1.781 progetti a fonti rinnovabili sottoposti a VIA PNRR – PNIEC, ben 1.234 (69,3%) sono in attesa di conclusione dell’istruttoria tecnica. Alcuni casi simbolo restano in stallo da oltre un decennio, come i due parchi eolici offshore in Puglia, con progetti risalenti al 2008 e 2012.
In Calabria, sebbene non emergano casi estesi come in Puglia o Veneto, i ritardi impattano indirettamente sullo sviluppo regionale: la lentezza burocratica e la scarsità di nuovi progetti autorizzati riduce la capacità locale di contribuire agli obiettivi di potenza nazionale di 80.001 MW al 2030. Nel 2025, i nuovi progetti autorizzati sono crollati del 75,3% rispetto all’anno precedente, attestandosi a soli 149.
Blocco culturale e amministrativo
Tra i motivi principali dei rallentamenti ci sono le soprintendenze e i vincoli culturali: “Troppo spesso questi soggetti emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con le valutazioni positive della Commissione Tecnica VIA PNRR-PNIEC, che soffre però di organico incompleto”, spiega Legambiente.
Esempi emblematici includono l’eolico offshore Med Wind a Marsala e Favignana, in grado di fornire energia a 3,4 milioni di famiglie, criticato per presunti rischi su fauna, pesca e turismo, o piccoli impianti fotovoltaici negati in Umbria per ragioni estetiche.
12 proposte al Governo Meloni
Legambiente chiede al Governo di accelerare le autorizzazioni, completare l’organico tecnico e rendere più flessibili gli iter per repowering e nuovi impianti. Tra le 12 proposte ci sono: rendere aree già compromesse o industriali aree di accelerazione; rivedere il Decreto Agricoltura per favorire impianti a terra su terreni poco produttivi; rendere obbligatori impianti fotovoltaici nei parcheggi di superficie superiore a 1.500 mq; ridirezionare fondi dedicati al nucleare verso campagne informative sulle rinnovabili;potenziare la partecipazione di cittadini, associazioni e Comuni nella valutazione dei progetti.
“Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, sottolinea: ‘L’Italia per centrare l’obiettivo 2030 dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta raggiungibile solo se si dà certezza sui tempi autorizzativi e si coinvolgono territori e cittadini’”.
Buone pratiche e record nazionali
Non tutto è fermo: il report evidenzia casi virtuosi come il Tyrrhenian Link di Terna, cavo sottomarino da 1.000 MW tra Fiumetorto e Terra Mala, e il parco solare di 13,5 MWp a Cancello ed Arnone (Caserta), realizzato valorizzando una villa romana.
Il 2025 ha segnato un traguardo storico per le rinnovabili in Europa: eolico e solare hanno prodotto 841 TWh/a, superando le fossili. L’Italia ha contribuito con 65,7 TWh/a (7,8% della produzione europea), raggiungendo una potenza complessiva di 81.479 MW.









