27 Settembre 2026
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Stangata energia in Calabria, doppio colpo a imprese e famiglie: 122 milioni di extracosti complessivi

Confartigianato incrocia i dati dell'Ufficio studi: 81 milioni gravano sulle micro e piccole aziende, mentre la spesa domestica cresce di 41 milioni. Il presidente Ascioti: "Si frenano investimenti e consumi".

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L’emergenza energetica continua a rodere i bilanci produttivi e le finanze domestiche della Calabria. Secondo l’ultimo studio condotto dall’Ufficio studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese calabresi hanno subito un extracosto elettrico pari a 81 milioni di euro rispetto alla media dei competitor europei nel corso del 2025. A questo divario strutturale si somma l’ulteriore aggravio di 41 milioni di euro sostenuto dalle famiglie della regione tra febbraio e agosto 2026 per la copertura delle utenze di luce, gas e combustibili domestici, per un impatto complessivo che mette a dura prova la tenuta economica del territorio.

Il divario delle imprese e l’impatto sui territori provinciali

Il gap nell’elettricità per il comparto delle micro e piccole imprese calabresi trova origine nel forte dislivello tariffario tra l’Italia e il resto dell’Unione Europea. A livello nazionale, le aziende di minori dimensioni pagano la corrente 25,99 centesimi al kilowattora contro i 22,04 centesimi della media UE, accumulando un maggior costo complessivo di 3,7 miliardi di euro. A zavorrare le bollette italiane è soprattutto la componente fiscale e parafiscale, superiore del 47,4% rispetto alla media europea, con picchi del 75,5% per le utenze con consumi inferiori ai 20 MWh.

A livello territoriale, l’impatto degli 81 milioni di extracosto si distribuisce con maggiore incidenza sui bacini produttivi più ampi. La provincia di Cosenza guida la classifica con un aggravio di 29 milioni di euro, seguita da Reggio Calabria con 22 milioni e Catanzaro con 15 milioni. Chiudono la rilevazione le province di Crotone e Vibo Valentia, entrambe attestatisi a quota 7 milioni di euro.

L’aumento dei costi per i bilanci familiari

Parallelamente alla pressione sul sistema produttivo, i rincari del comparto energetico registrati tra febbraio e agosto 2026 hanno determinato un incremento medio dei prezzi dell’8,8% in Calabria, inserendosi in un aumento nazionale stimato in 1,78 miliardi di euro a carico delle famiglie italiane.

L’aggravio stimato per i nuclei familiari nei territori provinciali monitorati ammonta a 14 milioni di euro a Cosenza, dove i prezzi sono cresciuti del 7,8%, a 12 milioni a Reggio Calabria con un incremento dei prezzi del 9,4%, e a 8 milioni a Catanzaro, dove la variazione ha raggiunto il 9,7%. Per i territori di Crotone e Vibo Valentia, pur non inclusi nella rilevazione specifica delle 78 province del report, gli aumenti hanno comunque inciso in maniera sensibile sul potere d’acquisto dei residenti.

La posizione di Confartigianato Calabria

I risultati dell’indagine mettono in luce il rischio concreto di un circolo vizioso tra riduzione della capacità d’investimento aziendale e contrazione dei consumi privati.

“Questi numeri ci dicono che l’energia è diventata una questione centrale per la tenuta economica della Calabria – dichiara il presidente regionale di Confartigianato Calabria, Salvatore Ascioti – Per una piccola impresa, una bolletta più alta significa meno risorse da destinare ai macchinari, all’innovazione e al lavoro. Per una famiglia significa dover sottrarre denaro ad altre necessità. Quando queste due difficoltà si sommano nella vita quotidiana dei territori, ne risentono anche i consumi e le prospettive delle attività locali. Chiediamo interventi che riducano il divario con gli altri Paesi europei e riequilibrino il peso di imposte e oneri sulle bollette delle piccole imprese – prosegue Ascioti – Occorre dare alle aziende condizioni più eque per competere e alle famiglie maggiore certezza sui costi. In Calabria, dove tante attività hanno dimensioni ridotte, il prezzo dell’energia non può continuare a limitare la capacità di investire e crescere”.

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