La protesta contro il caro carburanti in Calabria non riguarda più soltanto il mondo agricolo. Nel giro di pochi giorni la mobilitazione ha coinvolto trattori, autotrasportatori e piccole imprese, trasformandosi in una vertenza che interessa direttamente la circolazione delle merci e l’approvvigionamento della regione. La giornata di oggi, mercoledì 7 ottobre, segna un nuovo passaggio della protesta, con il trasferimento del presidio degli agricoltori a Lamezia Terme e la conferma dello stop annunciato dagli autotrasportatori per il prossimo 16 ottobre.
Trattori sulla Statale 18, protesta davanti all’aeroporto
Il Movimento Territorio e Agricoltura ha spostato questa mattina la propria mobilitazione nel Lametino. Una lunga colonna di trattori ha occupato un tratto della Statale 18, tra la rotatoria dell’aeroporto e la bretella di collegamento con la SS 280. Il traffico è stato gestito dalle forze dell’ordine e il blocco, nel tardo pomeriggio, è stato rimosso, consentendo alla circolazione di tornare regolare sulle due arterie. Al momento non c’è una decisione definitiva su una nuova mobilitazione nel Vibonese per lunedì: l’ipotesi è stata avanzata, ma non ancora formalizzata. Al centro della protesta resta il prezzo del gasolio agricolo, arrivato secondo i manifestanti a circa 1,60 euro al litro. Una soglia considerata insostenibile per aziende che devono affrontare costi crescenti per lavorazioni, trasporto e approvvigionamento.
Vibo Marina, il blocco dei depositi ha acceso il caso rifornimenti
Il presidio di Lamezia arriva dopo la protesta che nei giorni scorsi ha interessato Vibo Marina. I trattori avevano bloccato viale delle Industrie, impedendo l’accesso ai depositi Eni e Meridionale Petroli, infrastrutture strategiche per la distribuzione dei carburanti in Calabria. Il fermo delle autocisterne ha avuto ripercussioni concrete sulla rete di distribuzione. Diversi impianti del Vibonese, del Lametino e del Soveratese hanno registrato difficoltà nelle forniture, provocando code e una corsa al rifornimento da parte degli automobilisti. Il presidio è stato successivamente sciolto in via temporanea e le partenze delle autocisterne sono riprese. L’episodio ha però mostrato quanto rapidamente una protesta localizzata possa produrre conseguenze sulla filiera regionale dei carburanti.
Autotrasporto, confermato il fermo del 16 ottobre
La partita più delicata potrebbe ora riguardare il trasporto delle merci. Dopo il confronto in Cittadella regionale con l’assessore Antonio Montuoro, Fedralog ha confermato il fermo dell’autotrasporto previsto per il 16 ottobre. L’assemblea regionale convocata per domani dovrebbe formalizzare la decisione. Il consigliere regionale Girolamo Giovinazzo ha parlato di un possibile “blocco totale dei mezzi”, prospettando un’estensione della mobilitazione dalla Calabria alla Sicilia e, successivamente, al resto del Paese.
Fedralog ha preso atto della conferma della Consulta regionale dell’autotrasporto, ma contesta i tempi della risposta istituzionale. La federazione lamenta in particolare il silenzio della Regione tra il 24 settembre e la manifestazione del 5 ottobre e chiede che vengano indicati tempi certi per gli interventi. Lo scenario prospettato dagli autotrasportatori è quello di una protesta capace di incidere direttamente sulla distribuzione delle merci. Un eventuale blocco prolungato potrebbe quindi avere ripercussioni sulla logistica e sull’approvvigionamento degli esercizi commerciali.
I 15 milioni della Regione e lo sconto del Governo
Sul tavolo ci sono anche le prime misure messe in campo dalle istituzioni. La Regione Calabria ha stanziato 15 milioni di euro per sostenere il comparto, una cifra che secondo il Movimento Popolare Nazionale per l’agricoltura corrisponderebbe, nella pratica, a circa 15 centesimi di riduzione per litro. A livello nazionale, il Governo ha invece previsto uno sconto del 20% sui carburanti destinati all’agricoltura e alla pesca. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto rivendica di aver utilizzato al massimo le possibilità offerte dagli strumenti regionali e indica in Roma e Bruxelles i livelli istituzionali ai quali spettano ulteriori interventi.
Per le organizzazioni che stanno animando la protesta, però, il problema va oltre il prezzo alla pompa. Le richieste comprendono fertilizzanti, costi energetici, prezzi riconosciuti ai produttori e controlli sulla filiera, in un quadro nel quale l’aumento dei costi di produzione rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese. Secondo Cna, dall’inizio della crisi nel Golfo l’extracosto energetico sostenuto da famiglie e imprese italiane avrebbe raggiunto circa 16,5 miliardi di euro.
Nuovi presidi e manifestazione nazionale a Cosenza
La mobilitazione non sembra destinata a fermarsi nei prossimi giorni. Per venerdì 9 ottobre sono annunciati nuovi presidi a Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria e Villapiana. Il passaggio centrale della protesta sarà però sabato 10 ottobre, quando alle 11 è prevista in piazza Loreto a Cosenza una manifestazione nazionale alla quale dovrebbero partecipare delegazioni provenienti anche da altre regioni.
Restano inoltre attivi, secondo le fonti locali, i presidi di Davoli, Spezzano Albanese e Firmo.
All’orizzonte c’è poi il 16 ottobre, data indicata per il fermo dell’autotrasporto. Una scadenza che potrebbe rappresentare il salto di qualità definitivo della vertenza, portando la protesta dai campi e dalle piazze direttamente alle principali arterie della distribuzione regionale.
Il nodo dei costi: produrre e trasportare conviene ancora?
La domanda che attraversa tutte le componenti della protesta è ormai la stessa: quanto possono aumentare i costi prima che produrre e trasportare diventi economicamente insostenibile? Agricoltori e autotrasportatori partono da esigenze differenti, ma individuano nello stesso problema una delle principali criticità: l’aumento del costo dell’energia sta erodendo la sostenibilità economica delle attività produttive.
I prossimi dieci giorni saranno quindi decisivi. La Calabria è diventata uno dei principali teatri della protesta contro il caro carburanti e resta da capire se la mobilitazione riuscirà a trasformarsi in una vertenza nazionale oppure se le nuove misure annunciate dalle istituzioni riusciranno a ridurre la tensione prima del fermo dei camion.















