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7 Marzo 2026
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Calabria
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Turismo in Calabria, la sfida vera comincia negli uffici. Roberto Cosentino: “Ho chiara la differenza tra politico e burocrate”

Quando la Regione deve trasformare le idee in atti amministrativi che non affondano. Il direttore del dipartimento racconta la macchina regionale tra fiere internazionali, territori e burocrazia da governare

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Puoi anche  essere Winston Churchill, però se non hai buoni capitani di vascello, le navi della flotta dipartimentale  non solo non si muovono, ma rischiano pure di affondare nei mari perigliosissimi della complicata burocrazia regionale, sui fondali dei quali sono adagiate come scafi derelitti  migliaia di decisioni politiche mai tradotte in fatti amministrativamente concludenti.

Ciò perché, la storia dirigenziale della regione Calabria, (non meno accidentata  di quella politica, per certi versi) sovente s’è connotata per un eccesso di burocrati ‘vatulari’,  i quali, anziché essere di supporto tecnico ai politici, ne scimmiottavano  la postura garrula. Con la infausta conseguenza che il totale tra le   vàtule  politiche e quelle  dirigenziali era inevitabilmente  zero.

Fortuna che c’è chi sfugga a certe costumanze, come Roberto Cosentino, e anche altri suoi omologhi che avremo modo di intervistare, sempre che non facciano i fighi e comincino a raccontare cavolate al cronista intorno ad un molto presunto loro  divieto di proferir parola con la stampa. Ma adesso concentriamoci sul dirigente vibonese con la passione della buona comunicazione, che alcuni sciuponi reginali  scambiano per costosa comunicazione facendo carne di porco, e non solo nei classici  periodi della macellazione suina.

Il nostro, che vanta un back ground rilevante nelle politiche del lavoro, dalla fine dello scorso anno, è  direttore generale del nevralgico dipartimento turismo e marketing territoriale. Una sorta di regione nella regione, per quanto è complesso e articolato  (e anche un po’ patocchiato dalla ultima riorganizzazione). Non è facile per un manager che ami  la concretezza dimenarsi tra l’ego incontinente di aspiranti Marchionne e dipendenti di ruolo davvero appassionati verso la mission dipartimentale.

Ma Roberto Cosentino, detto Bobo, usa l’arma psicologica della bonomia per pesare tutti i suoi collaboratori , ogni santo giorno, e non solo  all’inizio del mandato.

Solo così egli  riesce a capire chi ci fa e chi ci è; chi è opportunista e chi ci crede veramente, chi fa il genio della produzione amministrativa con chat gpt  per impressionare il capo (che ride di loro) e chi invece suda  e studia sul serio; chi davvero controlla gli enti con una reputation palazzinara  e chi , al contrario, fa la splendida o lo splendido con la spina attaccata ai piani altissimi, pensando pure che il filo di collegamento non si veda. Insomma, un bel da fare, ma anche una grande sfida  su cui abbiamo chiacchierato un po’.

Direttore, la sua struttura è reduce dall’ultima edizione della Bit di Milano. Cosa portano, secondo lei, queste pur rispettabilissime kermesse ai nostri territori maggiormente vocati al turismo?

“Le fiere nazionali ed internazionali sono un momento fondamentale di incontro e di scambio fra tutti gli attori del “sistema turismo”. Si incontrano i territori, le comunità, le istituzioni pubbliche e gli operatori privati, chi presidia la domanda e chi costruisce l’offerta, la Regione ha modo di fare conoscere la sua visione di sviluppo turistico, di far conoscere le proprie caratteristiche peculiari e distintive, dal mare alla montagna, dalle coste ai parchi, dai borghi al patrimonio naturalistico, dalle ricchezze storiche e culturali fino all’eccellenza dell’offerta enogastronomica. Non sono più un semplice episodio espositivo, ma un vero contesto di relazione e contenuti, capace di generare narrazione e stimoli anche oltre i giorni delle manifestazioni.

Alla BIT 2026 abbiamo ideato il format di comunicazione “Diamo Voce alla Calabria” che si è concretizzato nella progettazione di uno spazio di “talk radio” aperto e attraversabile, dove il racconto ha preso forma attraverso interviste, podcast e momenti di dialogo, che continuerà con una diffusione digitale articolata dei contenuti realizzati”.

Saprà che uno dei pallini di Calabria 7 è l’idea di farla qui in Calabria una specie di Bit, riservata però a tour operator qualificati che scendano scaglioni ogni anno dai nord del mondo per respirare l’aria della nostra terra, un’aria che nessuno stand potrà mai esportare né a Milano né a Berlino. Che ne pensa?

“Noi stiamo mettendo al centro della nostra visione le esperienze e le testimonianze di chi vive e promuove quotidianamente il territorio, lavoriamo perché il nostro sistema si sviluppi in modo sostenibile da un punto di vista della quantità e della qualità dell’offerta ricettiva, nella capacità di garantire servizi, nella gestione e nella promozione delle destinazioni turistiche. In questa prospettiva diventa importante continuare a raccontare e comunicare attraverso le fiere nazionali e internazionali, i media, il web con il nostro portale “Calabria Straordinaria”, i social, ma è evidentemente altrettanto determinante far vivere direttamente il contatto esperienziale e l’immersione nel nostro territorio, potendo accogliere gli stakeholder nei luoghi della regione, con la stessa chiave narrativa, affidandola alle voci degli operatori del turismo, degli imprenditori, dei protagonisti del mondo della cultura, dell’arte, dello sport, della formazione, della comunicazione, degli amministratori, dei calabresi che vivono la Calabria”.

Lei ha assunto la guida di un dipartimento nevralgico che si occupa di turismo, cultura e identità territoriale neanche da tre mesi, come lo ha trovato, come lo sta cambiando?

“La macchina amministrativa regionale è una realtà complessa, certamente migliorabile per efficienza ed efficacia, ma anche molto ricca di professionalità e competenze. Non fa eccezione il Dipartimento che attualmente dirigo, che vede insieme ambiti e settori prima separati, che ha un’eredità di esperienza di qualità già consolidata sia per ciò che riguarda il turismo che per ciò che attiene alla cultura. Quando si è scelti per un ruolo apicale si riceve un mandato importante dalla politica, che disegna ed indica l’orizzonte verso il quale muoversi e che ci consegna il compito di scegliere i “veicoli” amministrativi giusti per arrivarci. Per fare questo diventa fondamentale esercitare il proprio ruolo con senso di responsabilità e autorevolezza direzionale, dando continuità alle realtà positive che si trovano nel contesto organizzativo e contemporaneamente operando verso l’”innesco” e il governo dei processi di cambiamento e sviluppo: bisogna lavorare ogni giorno sulla qualità dei rapporti, sulla motivazione e la fiducia, sulla chiarezza e sulla trasparenza dei ruoli e delle regole, avendo la consapevolezza che quello che facciamo contribuisce a fornire risposte al territorio ed ai calabresi”.

In una fase come quella che viviamo, il valore della interdipartimentalità può avere un peso decisivo. Tutela del mare, presidi sanitari funzionanti vicini ai perni turistici e trasporti, devono marciare a ranghi compatti, non crede?

“L’assetto organizzativo degli uffici della giunta regionale ha una duplice chiave di lettura: da una parte tende a definire ambiti specifici di competenze e responsabilità, dall’altra è molto valorizzato il confronto, sono presidiati e praticati quotidianamente lo scambio di conoscenze, la condivisione dei percorsi amministrativi e delle scelte, nel rispetto dei diversi ruoli, esiste una visione d’insieme che cerca di rendere i Dipartimenti contesti “permeabili” e costantemente impegnati nella reciprocità del dialogo. Ogni realtà “tematica” che informa i singoli “pezzi” del mosaico funziona meglio se è interconnessa con tutte le altre, i punti di vista e le informazioni e le conoscenze e le professionalità che caratterizzano le specificità diventano una risorsa quando sono messe e tenute “insieme””.

Rifarebbe l’esperienza di candidato a sindaco nella sua Vibo Valentia?

“Io oggi sono molto impegnato e motivato nello svolgere al meglio il mio ruolo di manager pubblico, vivo con spirito di servizio quello che faccio ogni giorno, cercando di migliorarmi e di commettere meno errori possibili. Ho chiara la differenza fra il “politico” e il “burocrate”. Ho vissuto l’esperienza della candidatura a Sindaco di Vibo Valentia con grande passione e con un pizzico di “follia”, per l’amore reale per la mia città, per la comunità che la anima, con la convinzione – oggi ancora più “convinta! – che avrei potuto dare un contributo importante per la sua crescita e il suo sviluppo. Credo però che ogni “cosa” abbia il suo tempo: ieri è stato quello del “si” pieno al tentativo di esperienza da “politico” ed oggi è quello del tempo “pieno” da “burocrate””.

Lei è un “collega” speaker radiofonico, come cambierà, se cambierà la comunicazione del brand Calabria?

“La radio e la comunicazione sono per me passione e piacere “extra-lavorativo”! E’ chiaro anche che nell’interpretazione del ruolo manageriale non ci si “dimentica” di quello che si è o si sa fare. La scelta sul brand Calabria è innanzitutto però frutto della visione e dell’indirizzo della politica, che noi abbiamo tradotto e cercheremo di sviluppare nella prospettiva inaugurata alla BIT 2026.

Nella cornice e nella prospettiva della “Calabria Straordinaria”, pensiamo sia importante continuare a puntare sull’idea/format fondato sulle persone e sulle loro narrazioni “Diamo voce alla Calabria”: significa coinvolgere comunità, imprese e istituzioni, chiamate a condividere punti di vista plurali e autentici, profondamente radicati nelle esperienze vissute e nella capacità di raccontare il valore del territorio”.

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