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13 Marzo 2026
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Vertenza Konecta-ex Abramo, fumata grigia nel vertice al Mimit: niente cassa integrazione (per ora)

Sbloccata una mensilità ma restano i timori per 856 lavoratori. L’azienda segnala un buco da 6 milioni e lavoro per appena due mesi

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La vertenza Konecta R. – ex Abramo Customer Care resta sospesa tra prudenza e preoccupazione. L’ultimo confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si è chiuso con una fumata grigia: nessuna decisione definitiva, ma almeno una tregua momentanea sul fronte degli ammortizzatori sociali.

L’azienda, infatti, ha comunicato che non attiverà nell’immediato la cassa integrazione straordinaria (Cigs), pur lasciando aperta la possibilità di ricorrervi all’inizio del prossimo mese, quando le parti torneranno a sedersi al tavolo.

Nel frattempo, per gli 856 lavoratori distribuiti tra Crotone, Rende e Settingiano, arriva un segnale minimo ma concreto: lo sblocco di una mensilità di stipendio per gli operatori impegnati nella digitalizzazione delle cartelle sanitarie.

Il nodo dei conti: buco da 6 milioni e lavoro per due mesi

Durante l’incontro al ministero, Konecta R. ha ribadito le difficoltà economiche già evidenziate nei giorni scorsi. L’azienda ha confermato la regolare erogazione degli stipendi, ma ha chiesto garanzie immediate a Governo e Regione Calabria per assicurare la continuità delle attività.

Sul tavolo pesano numeri preoccupanti: la società avrebbe accumulato un disavanzo di gestione di circa 6 milioni di euro, mentre il volume di lavoro attualmente disponibile sarebbe sufficiente solo per le prossime otto o nove settimane. Una situazione che, senza nuove commesse o sostegni istituzionali, rischia di riaprire rapidamente il dossier cassa integrazione.

Le rassicurazioni della Regione Calabria

Dal fronte istituzionale sono arrivate parole di rassicurazione. L’assessore regionale al Lavoro Giovanni Calabrese ha ribadito l’impegno della Regione Calabria nel sostenere il progetto e nel cercare soluzioni strutturali.

Secondo quanto emerso durante il confronto, la Regione ha già stanziato fondi rilevanti per il progetto di digitalizzazione sanitaria e ha deciso di attivare un tavolo regionale permanente per monitorare l’evoluzione della vertenza e individuare nuove opportunità operative.

Parallelamente sono in corso interlocuzioni con l’Istituto Poligrafico dello Stato, per verificare la possibilità di attivare ulteriori lavorazioni legate alla dematerializzazione dei documenti, mentre contatti sarebbero stati avviati anche con Tim e Fibercop per ampliare il volume delle attività e ridurre la dipendenza dalla commessa principale.

Il progetto della Regione e il ruolo di Occhiuto

Proprio nei giorni scorsi il presidente della Regione Roberto Occhiuto, insieme all’assessore Calabrese, aveva incontrato i sindacati per fare il punto sulla crisi Konecta–ex Abramo.

In quell’occasione il governatore aveva difeso la strategia regionale, definendola un modello potenzialmente innovativo per il settore dei call center, oggi attraversato da una crisi strutturale. L’obiettivo della Regione è trasformare il progetto di digitalizzazione sanitaria in uno sbocco occupazionale stabile non solo per i lavoratori coinvolti nella vertenza, ma per l’intero comparto.

I sindacati: serve una soluzione definitiva

Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl Telecomunicazioni e le Rsa Konecta R. hanno accolto con prudenza gli sviluppi dell’incontro, sottolineando la necessità di arrivare rapidamente a una soluzione stabile e definitiva.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, le interlocuzioni tra azienda e Regione rappresentano un segnale positivo, ma non bastano a dissipare l’incertezza che pesa su centinaia di famiglie già provate da una vertenza lunga e complessa.

Le prossime scadenze della vertenza

Il confronto istituzionale proseguirà nelle prossime settimane. È già stato fissato un incontro di monitoraggio al Mimit il 26 marzo, mentre il 9 aprile è previsto un nuovo tavolo plenario tra tutte le parti coinvolte.

Sarà in quelle date che si capirà se il percorso avviato potrà garantire la salvaguardia dell’intero perimetro occupazionale oppure se tornerà sul tavolo lo spettro degli ammortizzatori sociali. Perché una cosa è chiara a tutti i protagonisti della vertenza: lasciare senza prospettive 856 lavoratori in Calabria significherebbe aprire una vera emergenza sociale in una terra dove il lavoro resta una delle risorse più rare e preziose.

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