× Sponsor
14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
spot_img

Vibo prima in Calabria per prestiti alle grandi imprese, ma i piccoli restano ai margini: Catanzaro giù di 16 milioni

Soldi alle aziende forti, rubinetti chiusi per i piccoli. La Cgia fotografa una regione a due velocità: crescono le aziende strutturate, arretrano quelle sotto i 20 dipendenti

spot_img

Il credito riparte, ma non arriva dove servirebbe di più. È il paradosso fotografato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che descrive una Calabria divisa in due: da una parte le imprese più strutturate, quelle con oltre 20 dipendenti, che registrano una crescita dei finanziamenti; dall’altra le realtà più piccole, spesso più fragili e più esposte alle oscillazioni del mercato, che continuano invece a fare i conti con una stretta bancaria. Il risultato è un’economia che rischia di procedere a velocità diverse. La stessa Cgia avverte che il credito “continua a non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno” e che il rischio è quello di alimentare “un’economia a due velocità, nella quale i piccoli restano sempre più ai margini”.

La Calabria in controtendenza: prestiti in aumento del 5%

Nel quadro nazionale, segnato anche da flessioni evidenti nell’erogazione del credito alle imprese in diverse aree del Centro-Nord, la Calabria mostra un dato in controtendenza per le aziende più grandi. Tra il 2025 e il 2026, i cosiddetti impieghi vivi, cioè i finanziamenti concessi e regolarmente pagati, sono passati in Calabria da 5,2 miliardi a 5,5 miliardi di euro. La crescita complessiva è pari al 5%, con un aumento di 264,2 milioni di euro. Numeri positivi, dunque, ma da leggere dentro una dimensione economica ancora contenuta rispetto alle grandi regioni del Nord. In Veneto, ad esempio, gli impieghi si attestano intorno ai 62 miliardi, mentre in Lombardia arrivano a circa 195 miliardi.

Vibo Valentia guida la crescita regionale

A spiccare, nel panorama calabrese, è soprattutto Vibo Valentia, che registra la performance migliore per le imprese con oltre 20 addetti. Il credito alle aziende vibonesi cresce dell’11,1%, con un incremento di 42,8 milioni di euro, passando da 386 milioni a 429 milioni. È il dato percentuale più alto tra le province calabresi e conferma una dinamica positiva per le realtà imprenditoriali più strutturate del territorio.

Anche Reggio Calabria registra un aumento significativo, pari all’8%, con oltre 95 milioni di euro in più, passando da 1,2 a 1,3 miliardi. A Cosenza la crescita è del 4,8%, pari a 97 milioni in più, da 2 miliardi a 2,1 miliardi. A Catanzaro l’incremento è del 2,9%, con 34,6 milioni in più, da 1,1 a 1,2 miliardi. L’unico dato negativo riguarda Crotone, dove i finanziamenti alle imprese più grandi calano dell’1,1%, con una riduzione di 5,2 milioni di euro, da 462,6 milioni a 457,4 milioni.

Il rovescio della medaglia: piccoli in difficoltà

Il quadro cambia radicalmente quando si guarda alle imprese con meno di 20 dipendenti. Qui la Calabria registra una contrazione del credito del 3,8%, pari a 65,4 milioni di euro in meno. I finanziamenti scendono da 1,72 miliardi a 1,65 miliardi. Il dato più significativo è che tutte le province calabresi presentano il segno negativo. A Reggio Calabria la flessione è del 6,6%, pari a 28,4 milioni in meno. A Catanzaro il credito arretra del 4,9%, con una riduzione di 16,4 milioni. A Crotone il calo è del 4%, pari a 6,6 milioni. A Cosenza la contrazione è dell’1,9%, con 13 milioni in meno. Anche Vibo Valentia, nonostante la buona performance delle imprese più grandi, registra una diminuzione dell’1% per le aziende più piccole, pari a 1,3 milioni di euro.

Perché le banche frenano sulle piccole imprese

Secondo la Cgia, il cosiddetto credit crunch colpisce soprattutto le realtà minori per ragioni strutturali. Il merito creditizio delle micro e piccole imprese risente maggiormente della volatilità dei flussi di cassa. Questo fa crescere i parametri di rischio e rende più difficile l’accesso ai finanziamenti. A pesare sono anche i costi delle istruttorie bancarie. Per importi ridotti, come spesso accade nel caso delle microimprese, le pratiche possono risultare poco convenienti per gli istituti di credito. In sostanza, il bisogno esiste, ma l’operazione diventa meno interessante per la banca. Il risultato è che proprio le imprese più piccole, quelle che spesso hanno maggiore necessità di liquidità per investire, pagare fornitori, sostenere il personale o affrontare fasi di mercato difficili, rischiano di restare fuori dal circuito del credito.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img