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13 Aprile 2026
13 Aprile 2026
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Vinitaly 2026, Coldiretti lancia la sfida: “Liberare il vino dai lacci burocratici per spingere la Calabria”

La rimozione di dazi e vincoli normativi potrebbe sbloccare 1,6 miliardi di euro a livello nazionale. Per il comparto calabrese, sempre più orientato all'eccellenza e all'export, si apre una stagione decisiva fondata su vitigni autoctoni e valore identitario.

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L’edizione 2026 del Vinitaly si apre nel segno di una forte rivendicazione politica ed economica che vede la Calabria in prima linea. Il messaggio lanciato da Coldiretti è inequivocabile: scardinare le catene della burocrazia, dei dazi e delle etichettature allarmistiche per restituire ossigeno alle imprese. L’installazione simbolo all’ingresso di Casa Coldiretti, una bottiglia monumentale cinta da catene spezzate, sintetizza visivamente l’urgenza di un settore che, se liberato da oneri superflui, potrebbe reinvestire 1,6 miliardi di euro in innovazione, qualità e promozione internazionale. Per la viticoltura calabrese, questa battaglia rappresenta un passaggio obbligato per trasformare il potenziale inespresso in realtà consolidata.

I numeri della Calabria: meno volumi e più valore

I dati analizzati nel 2024 delineano il profilo di una regione vitivinicola numericamente contenuta ma strategicamente rilevante. Con una superficie vitata di 8.871 ettari (l’1,3% del dato nazionale) e una produzione di circa 267.855 ettolitri, la Calabria si posiziona nelle retrovie della classifica quantitativa, ma svetta per la capacità di generare valore. Il trend dell’ultimo decennio conferma una netta inversione di rotta: a fronte di una riduzione del vino sfuso, si registra una crescita costante dell’imbottigliato di qualità, che oggi sfiora i 4 milioni di bottiglie tra DOC e IGT. È la prova che la regione sta capitalizzando sulla distinzione piuttosto che sulla massa, sostenuta da un export agroalimentare che nel 2025 ha superato la soglia storica del miliardo di euro.

Biodiversità e identità come driver di sviluppo

La forza del “vigneto Calabria” risiede in un patrimonio ampelografico unico, che conta 9 DOC e 10 IGT. Vitigni identitari come il Gaglioppo, il Magliocco, il Greco Bianco e il Greco Nero sono i protagonisti di questa stagione di rinnovamento, sostenuta dalla nascita di nuove aziende e da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale. Secondo le analisi di Coldiretti, la riduzione degli oneri burocratici permetterebbe alle piccole e medie realtà locali di potenziare l’accoglienza enoturistica e di narrare con maggiore efficacia il legame tra vino e territorio. In un mercato globale dove il vino italiano vale complessivamente 14 miliardi di euro, la Calabria gioca la carta della distintività culturale per trasformare i propri limiti dimensionali in un vantaggio competitivo inattaccabile.

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