Dal 2027, l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita farà slittare di un mese l’accesso alla pensione di vecchiaia, generando un breve intervallo senza reddito per chi ha iniziato a percepire l’Ape Sociale nel 2023. La criticità riguarda una platea ristretta, ma composta da lavoratori fragili.
Cos’è l’Ape Sociale e a chi serve
L’Ape Sociale è un’indennità, non una pensione piena, pensata per supportare chi si trova in difficoltà economiche o lavorative: disoccupati di lungo periodo, caregiver, addetti a mansioni gravose. Lo strumento garantisce continuità del reddito fino al momento in cui si raggiungono i requisiti per la pensione di vecchiaia, offrendo una transizione sicura verso l’uscita dal lavoro.
Il meccanismo che crea il vuoto temporale
A partire dal 2027, l’età per la pensione di vecchiaia passerà dai 67 anni a 67 anni e un mese. Chi ha iniziato a percepire l’Ape Sociale nel 2023, con il requisito anagrafico di 63 anni, terminerà i quattro anni di indennità proprio a 67 anni. Con l’adeguamento, però, la pensione di vecchiaia sarà accessibile solo un mese dopo, generando circa trenta giorni senza reddito.
Chi è interessato dal fenomeno
Il problema riguarda esclusivamente chi ha iniziato l’Ape Sociale nel 2023: una categoria fragile già riconosciuta dal sistema previdenziale. Per chi accederà all’indennità negli anni successivi, l’età pensionabile sarà già aggiornata e il passaggio alla pensione avverrà senza interruzioni.
Una criticità limitata ma significativa
Nonostante la platea sia ridotta, l’impatto è rilevante: si tratta di persone che avevano pianificato la transizione dal lavoro alla pensione contando sulla continuità dell’indennità. Anche un mese di vuoto può rappresentare un problema concreto per chi vive situazioni economiche o familiari delicate.









