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24 Marzo 2026
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Welfare Italia Index 2025: la Calabria è ultima con la sanità in affanno. Ma crescono asili nido e tutele per le famiglie

Lo studio di Unipol e TEHA assegna alla regione un punteggio di 60,2 su cento. Nonostante il fondo della classifica generale, si registrano segnali incoraggianti sul fronte della povertà e del part-time femminile involontario.

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La Calabria si posiziona al ventunesimo e ultimo posto tra le regioni italiane per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare. È quanto emerge dall’ultima edizione del Welfare Italia Index, lo strumento di monitoraggio realizzato dal Think Tank Welfare Italia (nato su iniziativa del Gruppo Unipol in collaborazione con The European House – Ambrosetti) che mappa le performance territoriali incrociando ventidue diversi indicatori legati a sanità, politiche sociali, previdenza e formazione. Con un punteggio complessivo di 60,2 su cento, la regione sconta storiche difficoltà di contesto, sebbene l’analisi dettagliata mostri una forte discrepanza tra le risorse allocate e i risultati strutturali ottenuti sul campo.

Analizzando la prima macro-area del rapporto, ovvero gli indicatori di spesa che misurano quante risorse pubbliche e private vengono investite sul territorio, la Calabria si difende posizionandosi al sedicesimo posto nazionale con un punteggio di 76,3 su cento. La regione brilla in particolare per l’incidenza della spesa pubblica per le politiche del lavoro e per l’istruzione in rapporto al Prodotto Interno Lordo regionale, conquistando in entrambi i casi il primato nazionale. Sul fronte sanitario la spesa pubblica pro-capite si attesta a 2.182 euro, di poco inferiore alla media nazionale di 2.294 euro, mentre la spesa sanitaria privata si ferma a 475 euro pro-capite contro i 615 euro della media del Paese. Rimane invece più basso del dato nazionale l’investimento regionale per singolo utente degli asili nido.

Indicatori strutturali: le criticità storiche e i primi segnali di ripresa

Il vero tallone d’Achille del sistema calabrese emerge dall’analisi degli indicatori strutturali di contesto, dove la regione precipita al ventesimo posto con un punteggio di appena 44,6 su cento. La Calabria sconta l’ultimo posto in Italia per il tasso di giovani Neet, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano, che raggiungono la quota del 30,2% contro una media nazionale del 17,2%. Negativo anche il primato relativo ai cittadini inattivi sulla popolazione generale, che sale al 61,1% segnando un peggioramento di oltre un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione. Anche l’offerta sanitaria strutturale e lo stato di salute generale della popolazione vedono la regione inchiodata al ventesimo posto della classifica nazionale.

Nonostante questo quadro di fondo resti complesso, il rapporto annuale evidenzia importanti segnali di miglioramento proprio laddove il tessuto sociale risultava più fragile. L’incidenza della povertà relativa familiare è diminuita di 1,6 punti percentuali attestandosi al 26,8%, e i posti disponibili negli asili nido autorizzati ogni cento bambini sono aumentati di 2,5 unità. Buone notizie giungono anche dal mercato del lavoro femminile: il tasso di part-time involontario, ovvero la percentuale di donne che accettano l’orario ridotto per mancanza di alternative a tempo pieno, è sceso dal 18% al 15,5%, permettendo alla Calabria di scalare una posizione nella classifica specifica dei Key Performance Indicator nazionali.

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