Natuzza Evolo, la mistica di Paravati, è talmente innervata nella carne spirituale della Calabria, che la sua figura non poteva non stimolare il teatro. A lei è dedicato un vero e proprio colossal, costruito con materie prime essenziali, senza fronzoli e pomposità: il talento, la passione, la fede, ma anche l’universalità del messaggio laico di Natuzza.
Ruggero Pegna, che di talento in questa nuova avventura ne ha radunato parecchio, ci offre, nella intervista che segue, un po’ di chiavi di lettura per comprendere meglio il senso di ciò che andremo a vedere.
Ruggero, c’è grande attesa per l’opera teatrale “Fortunata di Dio”. Tu la produci, questa volta però il sapore è diverso per te.
“La produco, ma l’ho anche scritta insieme ad Andrea Ortis. L’idea è nata dal desiderio di realizzare un’Opera teatrale insieme al maestro Francesco Perri, compositore di fama internazionale. Dopo aver prodotto Francesco de Paula, l’Opera sulla vita del nostro San Francesco, scritta da lui e acquisita da Calabria Film Commission, abbiamo deciso di lavorare su questo progetto, io sui testi, avendo avuto il privilegio di conoscerla e lui sulle musiche. Dopo una prima stesura, per la regia ho pensato ad Andrea Ortis, regista e attore in opere come la Divina Commedia, Van Gogh Cafè, Frida, ecc., tra i più geniali del teatro moderno. Andrea è sceso giù, siamo stati a Paravati, abbiamo parlato con padre Michele, padre spirituale vissuto con mamma Natuzza, che ci ha accolto con grande disponibilità. Al termine, incantato dalla spiritualità dei luoghi, Andrea ha accettato l’invito, aggiungendo altri binari narrativi di forte impatto teatrale. Mi chiedi che sapore ha? Avverto il peso di una grande responsabilità, quasi un pizzico di paura. Per me non è uno spettacolo come tanti, è parlare di una figura che ha segnato la mia vita, in particolare pregando per me durante la mia leucemia, a cui sono legato da fede e riconoscenza, come ho scritto in Miracolo d’Amore. Natuzza è una contemporanea, conosciuta da migliaia di persone, bisogna saper portare in scena i misteri della sua vita. Ne siamo tutti consapevoli.”
È stata scelta Annalisa Insardà per l’interpretazione di Natuzza. Cosa vi ha convinto che fosse l’attrice più adeguata al ruolo?
“Molti incontri non avvengono per caso. Annalisa mi aveva telefonato anni fa per un saluto. Non ci siamo più sentiti. Nel pensare a quale attrice potesse interpretare Natuzza, con Andrea abbiamo tirato fuori molti nomi, senza che qualcuna ci convincesse. All’improvviso, ho pensato proprio a quella telefonata, l’abbiamo guardata in varie foto e non abbiamo avuto dubbi. La bravura è nota, ma serviva qualcosa che, immaginandola, potesse emozionarci. E il suo volto, i suoi occhi, ci hanno convinto.”
Cosa ti fa credere che un’opera incentrata sulla mistica di Paravati possa, in termini di successo, valicare i confini regionali?
“Innanzitutto, è una speranza. I Cenacoli di Natuzza sono sparsi in tutto il mondo e questo spettacolo potrebbe essere uno strumento per avvicinare, insieme a loro, molte persone che non l’hanno conosciuta, anche curiosi e non credenti. In fondo sarà una testimonianza, con il linguaggio del teatro e del nostro lavoro.”
Sceneggiatura e regia portano la firma di Andrea Ortis, talentuoso autore e attore, reduce da grandi successi. Cosa vi lega?
“Con Andrea c’è amicizia e stima reciproca. L’amore per la scrittura e il nostro lavoro, portato avanti con scrupolo, passione, dedizione, anche fuori da logiche commerciali. Chi ha visto le sue opere sa quanto sia creativo e geniale, ma è soprattutto una bella persona con cui condividere emozioni.”
Hai prodotto spettacoli che han fatto registrare il pienone al botteghino, cosa ti aspetti da “Fortunata di Dio”?
“Botteghino è un termine che non mi piace per quest’opera. Mi auguro che i teatri siano pieni, che si condividano forti emozioni. Peraltro, vorrei che gli eventuali utili, detratti i costi, siano destinati in beneficenza.”
Noi siamo magnogreci, il teatro dovremmo avercelo nel sangue, poiché le antiche colonie greche erano, prima di tutto, delle teatrocrazie. Purtroppo questa identità l’abbiamo smarrita. Come possiamo invertire la tendenza, come possiamo riappropriarcene?
“In Calabria, in realtà, già si investe molto nel Teatro. La Regione ha più linee di sostegno dedicate. Credo, però, che in questo settore, inconsapevolmente, si adottino criteri che premiano programmazioni di scarsa qualità, condivise in più teatri, ciascuna sostenuta da contributi. Ci sarebbe molto da approfondire”.










