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11 Marzo 2026
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Simona Loizzo e il retroscena con Jole Santelli: “Mi confidò di aver pensato a me come possibile sindaco di Cosenza”

La deputata leghista parla senza filtri: le bordate all’amministrazione Caruso, il richiamo a una grande Cosenza costruita su bellezza, identità e memoria. Sullo sfondo, i rapporti con gli alleati del centrodestra

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Torno ad intervistarla a distanza di quasi un anno dall’ultima volta, trovandola particolarmente in forma: sarà l’aria inebriante della vicina campagna elettorale nella sua Cosenza. È tra i pochissimi politici a non pensare, quando le fai una domanda, che vuoi necessariamente fregarla; risponde e basta; lo fa certo con mestiere, ma senza interrogarsi sulla opportunità o meno di esprimere un’opinione e senza il timore di taluni che ti guardano pensosi e poi sbottano: “ma non vorrei che dicendo questo, possa prendersela Tizio” oppure ti chiamano, a pochi minuti dalla pubblicazione del pezzo, per chiederti di togliere “quella parte e aggiungere quest’altra, così facciamo contento Caio”. Roba da istigazione all’omicidio dell’intervistato.

Simona Loizzo, fiera deputata leghista, è la calabrese più ascoltata da Matteo Salvini.
Lo sanno anche le pietre, soprattutto lo sanno i suoi conterranei del Carroccio, i quali pur avendo nomi altisonanti, incidono sulle scelte regionali del loro leader allo stesso modo in cui incideva il famoso “bidone” Renato Portaluppi sul gioco della Roma nella stagione ’88/’89, in Serie A.

Ne abbiamo le prove, gliele abbiamo fatte pure vedere, in occasione di alcune pesantissime nomine governative che recano in filigrana la sua firma. Lei ne nega spudoratamente l’evidenza, ma tant’è. Ecco perché crediamo che il prossimo assessore leghista nella futura giunta a 9 di Roberto Occhiuto, dovrà prima superare il colloquio motivazionale della Loizzo.

-Onorevole, cresce il numero di quanti la vorrebbero candidata di un centrodestra unitario alle prossime comunali di Cosenza. È sostegno sincero o qualcuno briga per accaparrarsi la sua postazione parlamentare?

“Non credo affatto che qualcuno voglia ‘togliermi’ il seggio a Montecitorio. Piuttosto, prendo atto di una considerazione che circola da tempo. Ricordo una conversazione molto franca con Jole Santelli, che mi confidò di aver pensato a me come possibile sindaco di Cosenza. Questo significa che l’idea non nasce oggi. Ecco perché in molti continuano a parlarne.
Detto questo, la scelta del sindaco non può essere una questione personale o di posizionamento politico: deve nascere da un metodo nuovo, fondato sull’analisi reale dei bisogni della città e sulla capacità di avviare un vero rinascimento urbano, sociale e culturale.”

-Le prove elettorali ultime della coalizione di governo non sono state brillantissime nel capoluogo bruzio. Cosa le fa pensare che si possa vincere?

“Sì, si può vincere, ma non per inerzia. Serve una proposta politica alta. Partendo da un’analisi lucida dei risultati recenti del centrodestra in città e in provincia, ritengo che la vittoria sia possibile solo se si riesce a intercettare il sogno profondo dei cosentini: quello di una grande Cosenza.
Occorre seminare nel solco delle intuizioni di Giacomo Mancini e Mario Occhiuto, ma andare oltre, puntando su una nuova idea di bellezza, fondata sul patrimonio storico, culturale e identitario della città. Io penso che se ci fosse un Sindaco politico con personalità e spessore insieme a Sandro Principe e a Orlandino Greco si potrebbe riprendere un ragionamento unitario e ambizioso per quest’area.”

-Cosa rimprovera al sindaco, Franz Caruso?

“Rimprovero una mancanza di visione strategica. La città appare governata ‘a vista’, senza una prospettiva di lungo periodo. Questo tipo di approccio non consente un’azione di cambiamento globale, ma solo interventi frammentati, privi di un disegno complessivo. Caruso Sindaco è ancora prigioniero della sua genesi politica. Infatti non c’è mai una discussione sulla città e sulla politica ma sempre su quanto si è più o meno affrancato ora di questo, ora di quello.”

-La fortissima domanda di buona sanità è una costante del panorama cosentino. È giunto il momento di passare dai proclami ai fatti, non crede?

“La sanità è una grande questione nazionale, non solo regionale o cittadina. Da medico, so bene che molte riforme avviate negli ultimi anni produrranno effetti concreti nel medio periodo.
A livello cosentino, però, abbiamo una responsabilità precisa: governare il processo di unificazione dell’Azienda ospedaliera universitaria. In questo senso, confido molto nella nuova governance dell’Università e nel ruolo del professor Greco. È da lì che può partire un vero cambio di rotta. E poi, e lo dico senza ricercare responsabilità, sono stanca che la città debba rimpiangere la grande sanità ospedaliera cosentina e non aspirare ad emularla. Certo servirebbe qualcuno che avesse idea di cosa è stato l’Ospedale di Cosenza. E non politiche di rimozione.”

-Anche a livello regionale, però, bisognerebbe andare oltre il solito ritornello: “abbiamo ereditato una situazione difficile”. Che palle!

“È vero: il commissariamento ha prodotto anni bui e l’area dell’emergenza-urgenza è ancora in forte sofferenza. Tuttavia, il processo di risanamento è avviato.
La nascita delle Aziende ospedaliere universitarie e la facoltà di Medicina interateneo rappresentano una svolta. Il vero investimento deve essere sul nuovo: giovani medici e professionisti sanitari già connessi ai circuiti internazionali. Sono loro, spesso più rapidi e performanti della politica, a poter fare la differenza.”

-Avete individuato il nome della persona che entrerà presto a far parte della giunta regionale a 9?

“Al momento non si è ancora giunti a una determinazione definitiva.”

Ovviamente, il cronista non le crede.

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