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18 Febbraio 2026
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Alloggio popolare inaccessibile per due ragazze malate: è scontro legale con il Comune di Catanzaro

Madre vedova chiede da due anni un alloggio accessibile. Il legale: "La legge regionale impone priorità per i nuclei con handicap"

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Una vicenda delicata, che intreccia il tema dell’edilizia residenziale pubblica, il diritto alla mobilità delle persone con disabilità e il rispetto delle procedure amministrative, è approdata formalmente sul tavolo del Comune di Catanzaro. Al centro del caso una donna, vedova e madre di due figlie affette da una grave patologia neurologica, che vive in un alloggio popolare situato al quarto piano di un edificio privo di ascensore.

Secondo quanto riportato nell’atto di diffida trasmesso dall’avvocato Francesco Pitaro, la famiglia sarebbe assegnataria dell’immobile dal 2017. Le due figlie, come si legge nella documentazione allegata dal legale, sono affette da “Atassia cerebellare”, patologia che comporta difficoltà nel mantenimento dell’equilibrio, frequenti cadute e problemi nella deambulazione, con riconoscimento di invalidità civile e indennità di accompagnamento ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge sull’handicap.

La madre avrebbe presentato richiesta di cambio alloggio già nell’aprile del 2024, motivando l’istanza con l’aggravarsi delle condizioni di salute delle figlie e con l’oggettiva difficoltà di accesso all’abitazione attuale. Richiesta che, secondo quanto riferito nella diffida, sarebbe stata respinta dal Comune con una nota del 6 febbraio 2026.

Il contenuto della diffida

Nel documento, l’avvocato Pitaro contesta la decisione dell’Ente ritenendola “ingiusta e contra ius” e richiama espressamente la Legge Regionale n. 32/1996, che disciplina i cambi di alloggio negli immobili ERP. In particolare, vengono citati gli articoli che prevedono priorità nei trasferimenti per nuclei familiari nei quali siano presenti soggetti portatori di handicap o persone affette da gravi disturbi di natura motoria.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto, l’immobile assegnato non garantirebbe “normali condizioni di vita e di salute” in relazione alla situazione clinica delle due giovani. La diffida evidenzia inoltre che, nello stesso stabile, sarebbe presente un appartamento al piano terra attualmente libero, che – pur necessitando di interventi di manutenzione – potrebbe risultare più idoneo alle esigenze della famiglia.

Il legale invita e diffida formalmente il Comune di Catanzaro e il Settore Politiche Sociali ad assegnare entro dieci giorni un alloggio “facilmente raggiungibile” dalle due figlie, riservandosi, in caso contrario, di adire l’Autorità giudiziaria e di investire della questione anche la Procura della Repubblica per eventuali valutazioni di competenza. Copia dell’atto è stata trasmessa anche al Prefetto di Catanzaro, al quale viene chiesto un intervento istituzionale.

La posizione dell’Amministrazione

Nella nota di risposta richiamata nella diffida, il Comune avrebbe fatto riferimento alla necessità di rispettare l’iter amministrativo previsto dalla normativa regionale per i cambi di alloggio, nonché alla necessità di interventi di ripristino sull’appartamento al piano terra. Al momento, non risultano ulteriori dichiarazioni ufficiali dell’Amministrazione sulla vicenda, che resta dunque circoscritta agli atti formali scambiati tra le parti.

Una questione che intreccia diritto e sensibilità sociale

La vicenda pone al centro un tema particolarmente sensibile, quello dell’accessibilità degli alloggi popolari e della tutela delle persone con disabilità. L’eventuale sussistenza dei presupposti per il cambio di alloggio e la corretta applicazione della normativa regionale saranno oggetto di eventuali ulteriori valutazioni nelle sedi competenti. In attesa di sviluppi, il caso solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra procedure amministrative, esigenze di bilancio e tutela concreta dei diritti fondamentali, in particolare quando coinvolgono condizioni di salute certificate e situazioni familiari fragili.

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