La magistratura muove i primi passi per fare luce sul disastro ambientale che ha messo in ginocchio la Sibaritide. La Procura di Castrovillari ha ufficialmente aperto un fascicolo d’indagine sull’alluvione che, nelle scorse settimane, ha travolto il territorio provocando danni incalcolabili a infrastrutture, abitazioni e aziende agricole.
Al momento, il registro degli indagati rimane vuoto: l’inchiesta è in una fase conoscitiva, finalizzata a verificare la correttezza delle procedure adottate durante l’emergenza e a chiarire eventuali responsabilità sia nella gestione immediata della crisi, sia nella cruciale fase di prevenzione e tutela del suolo.
L’esondazione del Crati: un territorio in ginocchio
Il cuore dell’indagine riguarda l’eccezionale ondata di piena del fiume Crati, le cui acque hanno invaso vaste aree comprese tra i comuni di Corigliano Rossano, Cassano allo Ionio e le numerose frazioni limitrofe. Il bilancio umano e sociale è pesante: centinaia di residenti sono stati costretti a un’evacuazione d’urgenza mentre acqua e fango prendevano possesso delle loro case.
Particolarmente critico lo scenario per il comparto agricolo, spina dorsale dell’economia locale, e per le attività produttive, che hanno riportato danni strutturali ancora in corso di quantificazione ma certamente ingenti.
Accertamenti tecnici e manutenzione degli argini
Le indagini sono state delegate ai Carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano. I militari stanno procedendo all’acquisizione di una mole significativa di documenti e relazioni tecniche, necessari per ricostruire minuziosamente la catena decisionale seguita prima e durante l’emergenza maltempo.
L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando su alcuni punti cardine che potrebbero configurare profili di responsabilità: lo stato della manutenzione degli argini del fiume Crati; l’effettivo e corretto utilizzo dei fondi pubblici stanziati per la difesa del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico.








