29 Novembre 2025
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Calabria

Processo di appello bis per Morabito, crolla l’associazione a delinquere di tipo mafioso

La Corte d'appello ha assolto Antonio Morabito dall'accusa di associazione mafiosa e ridotto la pena a 5 anni e 4 mesi per altri reati. Revocata anche la confisca dei beni, inclusa l’azienda dolciaria F.lli Morabito. Solo pochi mesi fa la Cassazione aveva annullato la prima sentenza di condanna

Antonio Morabito non è un affiliato alla ‘ndrangheta. A dirlo è il nuovo verdetto emesso nel giudizio di rinvio, concluso a Reggio Calabria con una storica assoluzione dall’accusa più pesante: partecipazione ad associazione mafiosa con ruolo verticistico.

Il collegio giudicante ha accolto, in gran parte, le tesi difensive sostenute dagli avvocati Dario Vannetiello (foro di Napoli) ed Ettore Aversano (foro di Roma), che solo pochi mesi fa, il 29 ottobre 2024, avevano ottenuto l’annullamento della condanna originaria da parte della Corte di Cassazione.

I capi d’accusa iniziali: 16 anni per mafia, incendio e tentata estorsione

La prima sentenza, emessa il 12 luglio 2022 dal gup di Reggio Calabria, aveva inflitto a Morabito 16 anni di reclusione per: associazione mafiosa, incendio, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Morabito era un esponente apicale della ‘ndrangheta reggina, in collegamento con le cosche Libri, De Stefano-Tegano-Molinetti, Condello e Barreca, e ponte tra i Ficara–Latella e i De Stefano.
Le accuse si basavano anche sulle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia: Antonino e Daniele Filocamo, De Carlo e Liuzzo.

Il nuovo verdetto: crolla l’impianto accusatorio

Nel processo di rinvio, Morabito è stato assolto dall’accusa mafiosa, mentre è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per i reati di tentata estorsione, incendio e danneggiamento. Una pena notevolmente ridotta, che cambia radicalmente il quadro giudiziario.

Revocata anche la confisca: restituita la F.lli Morabito

Il Tribunale ha inoltre revocato la confisca dei beni sequestrati all’imputato, tra cui spiccava la F.lli Morabito, azienda attiva nel settore dolciario, accogliendo la richiesta formulata dagli avvocati Aversano e Vannetiello. Secondo la vecchia accusa, la società si sarebbe imposta sul mercato grazie all’intimidazione mafiosa esercitata dal titolare. Una ricostruzione che non ha retto all’esame del nuovo processo.

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