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17 Marzo 2026
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Bilanci falsi al Consorzio idrico, la Procura di Crotone chiude l’inchiesta: ci sono 7 indagati, ecco di chi si tratta (NOMI)

Sotto accusa vertici e dirigenti del Congesi: contestati falso in atto pubblico e peculato. Per la Procura bilanci truccati dal 2016 al 2023 per nascondere il dissesto: "Crediti gonfiati e perdite occultate per anni"

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C’è un sistema che, secondo la Procura della Repubblica di Crotone, avrebbe consentito per anni di tenere in piedi artificialmente il Consorzio per la gestione del servizio idrico integrato del Crotonese. È quello che emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal sostituto procuratore Rosaria Multari nell’ambito di un’inchiesta coordinata e vergata dal procuratore capo Domenico Guarascio.

Sette le persone coinvolte. Si tratta di Carmine Claudio Liotti (68 anni) di Crotone, Michele Liguori (52 anni) di Strongoli, Lucia Bossi (47 anni) di Trieste, Vincenzo Capozza (62 anni) di Crotone, Maria Riccio (34 anni) di Roccabernarda, Ettore Scutifero (55 anni) di Strongoli e Arturo Zizza (63 anni) di Crotone. Al centro dell’indagine, i bilanci del Congesi, che – secondo l’ipotesi accusatoria – sarebbero stati falsificati sistematicamente per anni, attraverso l’inserimento di crediti inesistenti e una sottostima delle perdite reali.

Crediti fantasma e utili inesistenti

Secondo la ricostruzione della Procura, gli amministratori e i dirigenti del Consorzio avrebbero costruito una rappresentazione contabile non veritiera, gonfiando la voce dei crediti verso clienti. Tra le anomalie contestate: fatture emesse verso soggetti deceduti o inesistenti, utenze abusive senza contratto, crediti mai riscossi e addirittura fatture mai consegnate agli utenti. Tutti elementi che, invece di essere svalutati correttamente, sarebbero stati mantenuti in bilancio. Il risultato, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di far apparire utili di esercizio minimi – poche centinaia o migliaia di euro – a fronte di perdite milionarie. In alcuni casi, si parla di scostamenti enormi: bilanci chiusi formalmente in attivo mentre la perdita reale superava i 10 o addirittura i 15 milioni di euro. Un meccanismo che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di evitare i provvedimenti obbligatori previsti dalla legge in caso di perdita del capitale e di proseguire l’attività dell’ente nonostante il dissesto.

Il sistema: accordo tra vertici e uffici

Nel quadro accusatorio, il ruolo centrale sarebbe stato svolto da Michele Liguori di Strongoli, indicato come responsabile dell’area amministrazione, bilancio e recupero crediti, che – secondo la Procura – avrebbe materialmente redatto i bilanci. Un’attività che sarebbe avvenuta in accordo con il presidente del Consiglio di amministrazione Carmine Claudio Liotti e con i componenti del CdA, prima Lucia Bossi e Vincenzo Capozza, e successivamente Arturo Zizza e Maria Riccio. I documenti contabili, una volta predisposti, venivano quindi approvati dal consiglio di amministrazione e trasmessi all’assemblea dei Comuni consorziati, senza che emergessero – secondo l’accusa – i reali dati su morosità e crediti inesigibili. Il sistema contestato si sarebbe protratto dal 2016 fino al 2023, con una continuità operativa che, per gli inquirenti, dimostrerebbe l’esistenza di un disegno criminoso unitario

Non solo bilanci: contestato anche il peculato

Accanto ai reati di falso, la Procura contesta anche episodi di peculato legati all’utilizzo di un’auto di servizio del Consorzio. In particolare, secondo l’accusa, il veicolo sarebbe stato utilizzato per fini personali, tra cui spostamenti verso abitazioni private e residenze estive, senza autorizzazione e al di fuori delle esigenze istituzionali. In un caso, l’auto sarebbe stata utilizzata per più giorni consecutivi; in un altro, per un periodo prolungato di circa 45 giorni. Contestata inoltre la falsificazione dei registri di utilizzo del mezzo, con omissione dei reali spostamenti effettuati.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Trocino, Paola Russo, Domenico Olivo, Antonio Poleo, Tiziano Saporito, Giuseppe Malena e Roberto Previte. Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per esercitare i propri diritti di difesa: potranno depositare memorie, produrre documenti, chiedere ulteriori atti di indagine o chiedere di essere interrogati. Resta ferma, in ogni caso, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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