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5 Aprile 2026
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Brogli in seggio elettorale del Reggino, in cinque a processo per le Comunali e le Regionali del 2020

Avrebbero compilato schede al posto degli elettori e indirizzato i voti: la Procura punta sul concorso morale e materiale. Nessuna contestazione di mafia, ma l’ombra della cosca Araniti resta sullo sfondo

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Cinque persone andranno a processo a Reggio Calabria per presunti brogli elettorali nel famigerato seggio n. 88 di Sambatello, in occasione delle elezioni comunali del 20-21 settembre 2020 e delle regionali del 26 gennaio 2020. Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura, gli imputati avrebbero manipolato le preferenze a favore di specifici candidati, compilando schede già votate all’insaputa degli aventi diritto. Il gup Francesca Mesiti ha disposto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati, accogliendo la tesi del “concorso morale e materiale”: non solo esecutori, ma anche chi avrebbe istigato o consentito le condotte illecite.

Chi sono gli imputati

Nel processo che si aprirà il 23 settembre dinanzi al Tribunale collegiale di Reggio Calabria, compariranno: Daniel Barillà, imprenditore della Vallata del Gallico e militante del Partito democratico; Caterina Iannò e Martina Giustra, scrutatrici al seggio; Pio Antonio D’Ascola e Natale Corsaro, anch’essi coinvolti a vario titolo e in particolare perché – si legge nel capo di imputazione – avrebbero “compilato surrettiziamente (in violazione dei diritti) le schede, esprimendo il voto in favore di candidati di loro gradimento”.

Il contesto delle indagini: anomalie, testimonianze, verbali

L’inchiesta nasce da denunce e segnalazioni su comportamenti anomali al seggio 88, con schede votate in blocco, preferenze ricorrenti e assenze inspiegabili di elettori. La Digos e la Procura avrebbero accertato una gestione irregolare delle operazioni elettorali, sfociata in una manipolazione sistematica del voto.

I pubblici ministeri Walter Ignazitto, Stefano Musolino, Nicola De Caria, Sara Penna e Salvatore Rossello ritengono che il comportamento degli indagati sia stato organizzato e consapevole, sebbene non direttamente riconducibile a un patto politico-mafioso. A chiarire le responsabilità sarà ora il processo ordinario, che si terrà al Cedir. La difesa degli imputati contesta ogni addebito e punta a dimostrare l’insussistenza del dolo e la regolarità delle operazioni di voto.

L’ombra lunga della ’ndrangheta e il seggio “inquinato”

Sebbene il reato di voto di scambio politico-mafioso sia stato escluso in questa tranche del procedimento – come stabilito anche nel separato processo abbreviato “Ducale” – restano nel fascicolo intercettazioni e accertamenti che, secondo gli inquirenti, collocherebbero il seggio 88 in una zona grigia.

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