La Calabria resta la regione con il maggior numero di enti locali in crisi finanziaria. Un primato tutt’altro che positivo, certificato dalla Corte dei conti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo i dati illustrati dal presidente della Sezione di controllo della Corte dei conti per la Calabria, Fabrizio Carrarini, nel 2025 sono 350 le procedure attive tra dissesti finanziari e piani di riequilibrio, con un aumento rispetto all’anno precedente. Un numero che colloca la regione al primo posto in Italia, addirittura davanti a realtà storicamente in difficoltà come Sicilia e Campania.
Il fallimento dei piani di riequilibrio
Il dato più significativo riguarda la persistenza dei dissesti, che secondo la magistratura contabile dimostra come lo strumento del riequilibrio finanziario non abbia prodotto i risultati sperati. Nella relazione di Carrarini si legge infatti che “la costante continua predominanza dei dissesti evidenzia il fallimento della procedura di riequilibrio che, nella regione, si è mostrata assolutamente incapace di realizzare il risanamento finanziario”. In altre parole, lo strumento pensato per evitare il fallimento dei Comuni non riesce a rimettere in ordine i conti degli enti locali, che spesso finiscono comunque in dissesto.
I numeri della crisi dei Comuni
Il quadro fotografato dalla Corte dei conti è pesante. Nel 2025 risultano attive 350 procedure: 226 dichiarazioni di dissesto finanziario e 124 richieste di riequilibrio. Nel 2024, invece, le procedure erano 335: 217 dissesti e 118 piani di riequilibrio. In un solo anno si registra dunque un aumento di 15 procedure, segnale di una difficoltà strutturale dei bilanci comunali.
Oltre metà dei Comuni coinvolti
Ancora più impressionante è il dato relativo agli enti interessati. Le procedure riguardano 217 Comuni calabresi, pari al 53,7% del totale regionale. In termini demografici significa che oltre due terzi dei cittadini calabresi vivono in enti locali con problemi finanziari: 1,2 milioni di abitanti pari al 66,9% della popolazione regionale. Un dato che rende evidente come la crisi dei conti pubblici locali non sia più un fenomeno marginale, ma una questione strutturale del sistema amministrativo calabrese.
Le grandi città calabresi con i conti in rosso
Tra gli enti che si trovano con i conti in rosso figurano anche realtà amministrative di primo piano. La Corte dei conti segnala infatti il dissesto di: Città metropolitana di Reggio Calabria, Comune di Cosenza, Comune di Vibo Valentia, Comune di Lamezia Terme, Comune di Rende. Si tratta di centri strategici per l’economia e i servizi regionali, segno di una difficoltà finanziaria che coinvolge non solo i piccoli Comuni ma anche grandi amministrazioni urbane.
Una crisi strutturale della finanza locale
Il quadro delineato dalla magistratura contabile è quello di una fragilità cronica dei bilanci comunali calabresi, dove l’elevato numero di dissesti e la crescita delle procedure dimostrano come i meccanismi di risanamento previsti dalla legge non stiano funzionando. E mentre il numero delle procedure continua ad aumentare, la Calabria rimane la regione simbolo della crisi della finanza locale in Italia, con oltre metà dei suoi Comuni alle prese con conti in rosso.









