Oltre 700mila euro rientrati dall’estero e riconducibili a Michelangelo Fedele, immobiliarista di origine calabrese residente in provincia di Livorno, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una misura di prevenzione patrimoniale.
Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del comando provinciale di Firenze, coordinati dalla Procura della Repubblica di Livorno, su decreto della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Firenze.
Secondo gli inquirenti, il destinatario del sequestro è un soggetto ritenuto “socialmente pericoloso”, con alle spalle nove sentenze definitive di condanna e 13 procedimenti ancora pendenti.
I capitali occultati all’estero
Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finiti conti correnti, dossier titoli e vaglia non trasferibili, per un valore complessivo superiore ai 700mila euro.
Gli asset finanziari, acquisiti negli anni 1976, 1997 e 1999, sarebbero stati in precedenza occultati in Liechtenstein e poi fatti rientrare in Italia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si tratterebbe di capitali detenuti all’estero “al fine di sottrarli a possibili misure ablative e di attribuire loro un’apparente origine lecita, simulandone la derivazione da ordinarie operazioni di natura immobiliare e finanziaria”.
I beni sequestrati saranno ora gestiti da amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Firenze.
Pericolosità sociale e sproporzione del patrimonio
Alla base della misura ci sono due presupposti fondamentali: il profilo soggettivo e quello oggettivo.
Sul primo versante, Fedele risulta gravato – fin dal 1967 – da denunce e condanne per reati quali usura, falsificazione di monete, ricettazione, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona, violenza privata, nonché detenzione e porto abusivo d’armi.
Sul piano oggettivo, invece, gli inquirenti hanno evidenziato la sproporzione tra il patrimonio accumulato e la capacità reddituale dichiarata nel corso dei decenni. Una discrasia che ha portato la Procura a chiedere l’estensione del sequestro.
Il provvedimento rappresenta infatti un ampliamento di precedenti misure eseguite tra maggio e settembre 2023, quando erano stati sequestrati beni per oltre 11 milioni di euro.
Verso la possibile confisca
La misura di prevenzione patrimoniale potrà evolvere in confisca definitiva, al termine del procedimento, salvo che l’interessato riesca a dimostrare la legittima provenienza dei beni o l’impossibilità di disporne, direttamente o indirettamente.
Per gli investigatori del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Firenze, l’operazione segna un ulteriore passo nel contrasto ai patrimoni accumulati nel tempo e trasferiti oltreconfine per eludere controlli e provvedimenti giudiziari.









