Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della stazione di servizio di Amendolara, nel Cosentino, avrebbero fornito agli investigatori elementi ritenuti rilevanti per la ricostruzione della morte di quattro cittadini pachistani, deceduti all’interno di un’autovettura avvolta dalle fiamme.
Secondo quanto emerge dalle prime attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, guidata dal procuratore Alessandro D’Alessio, due connazionali delle vittime sarebbero stati individuati e ascoltati dagli uomini della polizia per chiarire il loro eventuale coinvolgimento nei fatti. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti e dovrà essere valutata alla luce degli accertamenti ancora in corso.
La ricostruzione degli investigatori
Gli elementi raccolti finora delineano una sequenza che gli investigatori stanno verificando nei dettagli. Vittime e persone finite al centro delle indagini sarebbero arrivate nell’area di servizio a bordo della stessa Fiat Ulisse. In quel contesto sarebbe scoppiato un violento diverbio.
Secondo l’ipotesi investigativa, i quattro uomini rimasti all’interno del veicolo non sarebbero riusciti a uscire dall’abitacolo. Gli inquirenti stanno accertando se alcuni dispositivi di sicurezza delle portiere siano stati azionati volontariamente e se sia stato impedito fisicamente l’accesso all’esterno. Sempre secondo la ricostruzione al vaglio della Procura, all’interno del mezzo sarebbe stato versato del carburante prelevato dal distributore prima che il veicolo prendesse fuoco.
Le vittime sono morte nel rogo sviluppatosi in pochi istanti. Gli esami tecnici e medico-legali dovranno ora consolidare il quadro probatorio e chiarire ogni passaggio della vicenda.
L’intervento del vescovo Savino
Sulla tragedia è intervenuto anche il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Francesco Savino, che ha diffuso una riflessione pubblica dopo aver appreso la notizia.
“Quando ho appreso la notizia di quanto accaduto ad Amendolara, il cuore si è fermato un istante e poi ha ripreso a battere con il peso di una domanda che non trova risposta: come è possibile che un essere umano arda vivo, o venga dato alle fiamme da mani umane, e il mondo continui a girare come se niente fosse?”, ha dichiarato il presule.
Nel suo intervento, Savino ha sottolineato come le informazioni disponibili siano ancora parziali e legate agli sviluppi dell’inchiesta, ricordando che le vittime sarebbero cittadini pachistani presenti da tempo sul territorio italiano. “Le notizie che giungono sono ancora frammentarie, le indagini in corso, ma quello che già sappiamo basta a ferire la coscienza”, ha affermato il vicepresidente della CEI, aggiungendo che dietro la tragedia vi sono famiglie che attendono notizie dei propri cari.
Le indagini della Procura
L’inchiesta aperta dalla Procura di Castrovillari punta ora a definire con precisione movente, responsabilità individuali e dinamica dell’accaduto. Gli investigatori stanno analizzando i filmati, raccogliendo testimonianze e acquisendo tutti gli elementi utili per verificare quanto avvenuto nella stazione di servizio della periferia di Amendolara.
Al momento gli accertamenti proseguono e le conclusioni definitive saranno affidate agli sviluppi investigativi e agli eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.









