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10 Marzo 2026
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Cocaina dal Brasile a Torino con l’ombra della ’ndrangheta: 8 condanne nel processo “Samba”

Gli investigatori ricostruiscono una rotta internazionale della cocaina, con il coinvolgimento di soggetti ritenuti vicini alla ’ndrangheta e operativi anche nel riciclaggio

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Si è concluso con otto condanne e un’assoluzione il processo di primo grado nato dall’inchiesta “Samba” sul narcotraffico internazionale di cocaina tra Brasile e Torino, nel quale gli investigatori hanno individuato anche contatti con ambienti della ’ndrangheta.

La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Giovanna Di Maria, con pene comprese tra 8 e 18 anni di reclusione, ridotte di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato. Alla lettura del dispositivo era presente anche il procuratore capo di Torino Giovanni Bombardieri.

Nei mesi scorsi il pubblico ministero Francesco Pelosi, nella sua requisitoria, aveva chiesto pene più severe per alcuni imputati.

L’indagine dei carabinieri

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino, è stata condotta dai carabinieri del Ros insieme al comando provinciale del capoluogo piemontese.

Le indagini erano partite nel 2024 nel Canavese, quando cinque persone furono arrestate in Italia con l’accusa di fornire supporto logistico al traffico internazionale di droga. Parallelamente, altre 18 persone erano state arrestate in Brasile nell’ambito dello stesso filone investigativo.

Secondo gli investigatori, i gruppi criminali italiani e brasiliani avrebbero collaborato non solo per l’importazione della droga, ma anche per operazioni di riciclaggio del denaro proveniente dal narcotraffico.

La rotta della cocaina e i legami con la ’ndrangheta

Nel corso dell’inchiesta è emerso che lungo questa rotta internazionale sarebbero transitati oltre 1.600 chilogrammi di cocaina, mentre il volume di denaro movimentato supererebbe i 6,5 milioni di dollari.

Nel descrivere l’organizzazione criminale, il pm Pelosi ha sottolineato che in Brasile “veniva dato credito agli indagati in quanto persone affiliate alla ’ndrangheta“.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe operato come una sorta di banca del narcotraffico, gestendo in maniera ritenuta affidabile spostamenti di droga e pagamenti tra le diverse organizzazioni criminali coinvolte.

Indagini ancora in corso

L’inchiesta complessiva riguarda circa trenta indagati. Per coloro che non sono stati giudicati in questo procedimento, le indagini della Procura di Torino risultano ancora in corso, con ulteriori accertamenti sul traffico internazionale di cocaina e sui canali di riciclaggio del denaro.

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