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23 Marzo 2026
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Colpo al clan di Cetraro: dal carcere gestiva un telefono. Sequestrati 40mila euro dai Carabinieri

I militari del Comando provinciale di Cosenza individuano il "magazzino blu" grazie alle chat criptate del detenuto Luca Occhiuzzi. Il denaro contante è ritenuto provento delle attività illecite della cosca.

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Un errore fatale dettato dalla troppa sicurezza. Luca Occhiuzzi, ritenuto dagli inquirenti organico al gruppo criminale di Cetraro e attualmente detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, gestiva illegalmente uno smartphone dalla sua cella. Attraverso il dispositivo, il giovane comunicava con l’esterno, fornendo e ricevendo informazioni ritenute di vitale importanza per la cosca d’appartenenza.

Proprio l’analisi tecnica del telefonino ha permesso ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza di fare bingo. Nelle chat scambiate con la propria compagna, Occhiuzzi faceva continui riferimenti a un misterioso “magazzino blu”, tirando un sospiro di sollievo per il fatto che quel luogo non fosse ancora finito nei radar delle forze dell’ordine. Un’imprudenza che ha spinto la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro a emettere un decreto di perquisizione d’urgenza.

Il blitz nel centro storico di Cetraro

Una volta localizzato con precisione il magazzino nel cuore del centro storico del borgo tirrenico, i Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Paola hanno fatto scattare il blitz. All’interno del fabbricato i militari hanno rinvenuto e sequestrato quasi 40mila euro in denaro contante. Per la Procura antimafia di Catanzaro non ci sono dubbi: quei soldi rappresentano il provento diretto delle attività delittuose del clan.

Occhiuzzi non è un nome nuovo alle cronache giudiziarie della provincia. Il giovane era stato arrestato il 15 febbraio 2025 dopo un periodo di latitanza, dovendo rispondere dell’accusa di tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose. Attualmente risulta imputato davanti al Gup del Tribunale di Catanzaro per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il coordinamento della DDA di Catanzaro

L’operazione odierna si inserisce nel solco del costante monitoraggio delle dinamiche criminali sul Tirreno Cosentino, coordinate passo dopo passo dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

Il sequestro del denaro e l’intercettazione del traffico telefonico dal carcere rappresentano un duro colpo alla logistica del gruppo criminale cetrarese, dimostrando come l’attenzione degli inquirenti resti altissima anche sul fronte delle comunicazioni illecite tra i penitenziari e il territorio calabrese.

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