È nata a Catanzaro, ha lavorato nei tribunali del Nord e del Sud e ora si candida al Consiglio superiore della magistratura. Emanuela Romano, 51 anni, giudice al Tribunale di Bologna, corre come indipendente alle elezioni del 25 e 26 ottobre. Il suo nome figura nell’elenco ufficiale dei candidati del collegio 3 dei giudici.
Da Catanzaro a Bologna, passando per le aule penali
In magistratura dal 2007, Romano ha iniziato come giudice civile nella sezione distaccata di Verona a Soave. Ha poi svolto funzioni penali a Reggio Calabria, è stata gip e gup a Torino e giudice civile per quattro anni al Tribunale di Catanzaro. Oggi lavora nella sezione immigrazione del Tribunale di Bologna. È da questo percorso, racconta, che nasce la convinzione che il Csm debba ascoltare magistrati impegnati in uffici e territori molto diversi.
Il legame con la Calabria resta forte. Romano ha voluto far conoscere la candidatura anche nella regione in cui è nata e ha lavorato. Porta nel confronto elettorale l’esperienza maturata a Reggio e a Catanzaro, insieme a una domanda: quanto spazio trovano i problemi quotidiani degli uffici nelle decisioni dell’autogoverno?
Il sorteggio è il punto di partenza
La candidatura è nata dal sorteggio organizzato dal comitato AltraProposta l’8 giugno, seguito dall’accettazione dei magistrati individuati. Il metodo scelto dal comitato va distinto dal sorteggio per la composizione del Csm previsto dalla riforma costituzionale respinta al referendum di marzo: a ottobre saranno i magistrati a eleggere i componenti togati del Consiglio. Per Romano, l’estrazione del nome apre una possibilità fuori dai percorsi delle correnti; da sola, però, non garantisce un autogoverno migliore. La magistrata rivendica una candidatura senza vincoli di appartenenza e la libertà di valutare ogni decisione nel merito. È su quella promessa che chiede di essere giudicata.
Nomine, uffici e carichi di lavoro: la prova dell’indipendenza
Le priorità indicate da Romano sono criteri chiari e decisioni motivate nelle scelte del Consiglio, attenzione all’organizzazione degli uffici e ai carichi di lavoro, confronto fra idee diverse. Il benessere professionale dei magistrati, sostiene, incide sulla qualità della giustizia resa ai cittadini. “Indipendenza non significa isolamento, ma libertà di scegliere e decidere senza vincoli”, scrive nella sua presentazione. Dopo la bocciatura della riforma, la sfida dell’autoriforma passa anche dalle prossime elezioni: per Romano, il banco di prova saranno le nomine, la trasparenza delle decisioni e la capacità del Csm di ascoltare gli uffici.













