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22 Aprile 2026
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Decreto Sicurezza, Gratteri attacca il bonus rimpatri: “Idea sbagliata e offensiva per la difesa”

Il procuratore di Napoli critica la misura per favorire i rimpatri dei migranti e riflette sui rapporti tra politica e criminalità.

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Una misura ritenuta lesiva della dignità della professione forense. È questa la posizione espressa dal procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto durante la trasmissione DiMartedì condotta da Giovanni Floris. Il magistrato ha commentato le polemiche legate al Decreto Sicurezza, soffermandosi in particolare sull’ipotesi di un incentivo economico destinato agli avvocati che favoriscono il rimpatrio dei migranti.

“Una proposta umiliante per la categoria degli avvocati”, ha affermato, mettendo in discussione la logica stessa del provvedimento. Secondo Gratteri, infatti, il ruolo del difensore è chiaramente delineato dalla Costituzione e non può essere subordinato a meccanismi economici che rischiano di alterarne la funzione.

Il nodo del rapporto tra difesa e Stato

Nel suo intervento, il procuratore ha evidenziato le criticità giuridiche della proposta, sottolineando come sia difficile conciliare l’interesse del cliente con un incentivo statale che potrebbe indirizzare le scelte della difesa. “Come si può immaginare che un avvocato, obbligato a tutelare il proprio assistito, venga pagato per favorire una soluzione che potrebbe non essere nel suo interesse?”, si è chiesto.

Gratteri ha poi ricordato le tensioni già emerse in passato tra politica e avvocatura, facendo riferimento anche alle posizioni assunte dalle Camere Penali, che hanno espresso una netta contrarietà all’iniziativa. Il magistrato ha parlato apertamente di una deriva legata all’”arroganza” politica, ritenuta incapace di trarre insegnamento anche da recenti passaggi referendari.

Politica, finanziamenti e territori fragili

L’analisi si è quindi allargata al tema più ampio del rapporto tra politica e società. Secondo Gratteri “la politica contemporanea risulta più fragile rispetto al passato, anche per la necessità di reperire risorse economiche per sostenere le proprie attività”. In quest’ottica, ha rilanciato il tema del finanziamento pubblico ai partiti come strumento per garantire maggiore autonomia e trasparenza.

Ha inoltre posto l’accento sulla distanza tra istituzioni e cittadini, soprattutto nelle aree più deboli del Paese, dove la presenza dello Stato è meno incisiva. In questi contesti, ha osservato, “le persone tendono a rivolgersi a chi è in grado di offrire risposte immediate, anche al di fuori dei circuiti legali”.

Il legame tra mafia e potere

Sul fronte della criminalità organizzata, Gratteri ha ribadito l’esistenza di relazioni tra mafia e politica, pur evidenziando le difficoltà nel tradurle in prove giudiziarie solide. Intercettazioni e indizi, ha spiegato, spesso delineano scenari significativi ma non sempre sufficienti sul piano processuale.

Il fenomeno, ha aggiunto, si manifesta con maggiore evidenza nelle aree economicamente depresse, dove la debolezza dello Stato lascia spazio all’influenza delle organizzazioni criminali. In questi territori si crea un intreccio pericoloso tra consenso elettorale e potere, destinato a riprodursi nel tempo. “I mafiosi non dimenticano, nel bene e nel male”, ha concluso.

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