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14 Marzo 2026
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Depuratori fuori uso e reflui nel fiume Neto, scatta l’indagine della Procura: nel mirino sindaco e dirigenti finanziari (VIDEO)

Controlli dei Carabinieri sulla gestione del servizio idrico integrato nel comune crotonese. Contestata la mancata manutenzione degli impianti e presunte omissioni amministrative

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Una lunga attività investigativa dei Carabinieri della Stazione di Belvedere Spinello ha acceso i riflettori sulla gestione del servizio idrico integrato nel piccolo centro del Crotonese. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, riguarda in particolare il funzionamento degli impianti di depurazione comunali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attenzione si è concentrata sugli impianti situati nelle località “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette”. Gli accertamenti, precisano gli inquirenti, hanno consentito di delineare – allo stato degli atti e nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva – un quadro di presunte omissioni prolungate nella gestione delle strutture.

L’ipotesi investigativa è che i depuratori non siano stati mantenuti in condizioni adeguate a impedire il deflusso continuo di reflui fognari non trattati, con conseguente scorrimento lungo le linee naturali di drenaggio fino al fiume Neto. Gli sversamenti avrebbero provocato anche fenomeni di impaludamento in alcune aree del territorio comunale, con potenziali effetti sulle matrici ambientali.

Avviso di conclusione indagini per quattro persone

Al termine della fase investigativa la Procura ha notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro soggetti, contestando – a vario titolo e secondo le diverse posizioni – i reati di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, inquinamento ambientale e abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi.

Coinvolti amministratori e dirigenti

Nell’inchiesta dei carabinieri sarebbero coinvolti un ex sindaco, il sindaco in carica e vertici tecnici e finanziari del Comune. I militari della stazione di Belvedere Spinello

Nel provvedimento, secondo l’impostazione accusatoria, agli indagati vengono attribuite condotte omissive legate alla mancata adozione degli interventi ritenuti necessari per assicurare il corretto funzionamento dei depuratori e impedire la dispersione di reflui non trattati. Gli investigatori ritengono che la situazione fosse nota da tempo e che, nonostante ciò, non sarebbero stati adottati provvedimenti tempestivi e concreti per affrontare la crisi del sistema depurativo e tutelare salute pubblica e ambiente.

Tariffe approvate ma corrispettivi mai riscossi

Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda la gestione economica del servizio idrico. La Procura contesta che, pur essendo state formalmente approvate le tariffe del servizio idrico integrato e i relativi strumenti finanziari, non sarebbero stati emessi i ruoli per la riscossione né avviata la richiesta dei pagamenti agli utenti.

Secondo l’ipotesi investigativa, questa mancata attività di fatturazione e riscossione avrebbe determinato una significativa carenza di risorse economiche per la gestione e la manutenzione del servizio. Gli inquirenti ipotizzano quindi una correlazione tra assenza di entrate, deterioramento delle infrastrutture e mancato trattamento dei reflui.

Finanziamenti regionali e documentazione tecnica ritenuta insufficiente

Nell’atto della Procura viene inoltre esaminata la gestione delle richieste di finanziamento rivolte alla Regione Calabria per risolvere le criticità degli impianti. Secondo l’accusa, tali domande non sarebbero state supportate da documentazione tecnica adeguata, né da quadri economici dettagliati o da una base progettuale sufficiente.

Il contesto descritto dagli atti d’indagine sarebbe stato caratterizzato dalla mancanza di elaborati tecnici indispensabili per una corretta rifunzionalizzazione delle strutture di depurazione.

La Procura contesta inoltre che, nonostante la presenza di un pericolo concreto per la salubrità dei luoghi e per la salute dei residenti, non sarebbero stati adottati i provvedimenti contingibili e urgenti previsti dagli articoli 50 e 54 del Testo unico degli enti locali, strumenti che consentono al sindaco di intervenire in situazioni di emergenza sanitaria o ambientale.

L’ipotesi di falsità nei bilanci del servizio idrico

Tra le contestazioni figura anche l’ipotesi di falsità ideologica in atti pubblici. Secondo la ricostruzione accusatoria, nei bilanci comunali relativi agli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025 sarebbero state inserite previsioni di entrata del servizio idrico non supportate da titoli giuridici effettivi.

In particolare, le somme indicate deriverebbero da importi mai richiesti agli utenti tramite emissione dei ruoli e mai riscossi, circostanza che, secondo l’accusa, avrebbe comportato una rappresentazione non veritiera dell’equilibrio economico-finanziario del servizio.

L’accusa di inquinamento ambientale nel fiume Neto

Uno dei punti più rilevanti dell’inchiesta riguarda il presunto inquinamento ambientale. La Procura contesta una compromissione significativa e misurabile delle acque del fiume Neto, oltre al deterioramento di porzioni di suolo e sottosuolo.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli sversamenti avrebbero interessato un’area di elevato valore naturalistico inserita nella Rete Natura 2000, classificata come Zona di Protezione Speciale “Foce del Neto”. Gli accertamenti tecnici richiamati negli atti indicherebbero l’immissione nelle acque di carichi organici e batteriologici, tra cui Escherichia coli, con conseguenti fenomeni di eutrofizzazione distrofica e alterazioni dello stato ecologico del corso d’acqua.

Gli effetti descritti riguarderebbero anche habitat naturali, biodiversità, macrofauna bentonica e ittiofauna presenti nell’area.

Rifiuti speciali pericolosi vicino al depuratore

Infine, a carico di uno degli indagati viene contestata anche la violazione relativa all’abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. L’episodio riguarda il ritrovamento, nelle vicinanze dell’impianto di depurazione situato in località “Chiatrette”, di circa due metri cubi di rifiuti, composti da ingombranti, apparecchiature RAEE e imballaggi.

L’indagine nel quadro dei controlli ambientali della Procura

L’operazione investigativa si inserisce nel più ampio programma di controllo del territorio e contrasto ai reati ambientali promosso dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta dal procuratore Domenico Guarascio.

Secondo quanto comunicato dagli investigatori, l’attività testimonia l’attenzione delle forze dell’ordine verso la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della legalità amministrativa. Le posizioni degli indagati restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e saranno valutate nelle successive fasi del procedimento.

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