Nuovo capitolo giudiziario attorno alla lunga latitanza di Pasquale Bonavota, 53 anni, originario di Sant’Onofrio, arrestato a Genova il 27 aprile 2023, processato in Rinascita Scott e assolto in appello da tutte le accuse, compresa quella più pesante: associazione mafiosa. I Carabinieri del Ros, con il supporto dei comandi provinciali di Catanzaro e Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Genova nei confronti di tre persone, già detenute per altra causa, ritenute responsabili – a vario titolo – di aver favorito la sua irreperibilità. Contestualmente sono stati eseguiti nove decreti di perquisizione nei confronti di ulteriori indagati.
L’indagine, coordinata dalla Dda di Genova, prende le mosse proprio dall’arresto del latitante e dalla successiva analisi del materiale sequestrato. È da lì che gli inquirenti ricostruiscono quella che definiscono una rete di supporto logistico e materiale capace di sostenere per anni la clandestinità del presunto capo della cosca di Sant’Onofrio.
Le contestazioni e i nomi nelle carte
I destinatari della misura sono Domenico Ceravolo, nato a Torino nel 1977; Antonio Serratore, nato a Vibo Valentia nel 1974; Rocco Spagnolo, nato a Siderno nel 1966. Tutti risultano già detenuti. Nell’impostazione accusatoria – come emerge dalle carte – i tre avrebbero agito “anche in concorso tra loro, ovvero con autonome condotte, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, aiutando Bonavota a “eludere le investigazioni dell’Autorità e a sottrarsi alle ricerche della stessa”, integrando così il reato di “favoreggiamento personale aggravato dal metodo mafioso”.
Secondo quanto contestato, Serratore avrebbe assicurato un sostegno continuativo, occupandosi – anche tramite terzi – della consegna di generi alimentari e medicinali e facendo pervenire un telefono cellulare destinato alle comunicazioni riservate, consegnato personalmente a Genova nel giugno 2022. Sempre a suo carico vengono indicati due invii di denaro tramite il circuito RIA Italia, rispettivamente nell’ottobre e nel novembre 2021, somme formalmente destinate a un soggetto i cui documenti, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati dal latitante per il ritiro.
Ceravolo, stando alla ricostruzione investigativa, avrebbe fornito copia della propria carta d’identità elettronica e della tessera sanitaria, consentendo l’utilizzo di generalità diverse per “le più svariate esigenze” e impegnandosi a mantenerne la validità.
Spagnolo, infine, avrebbe contribuito alla ricerca di una sistemazione abitativa nel capoluogo ligure già nel 2020 e avrebbe incontrato più volte il latitante, anche in un bar cittadino, nel corso dello stesso anno.
La latitanza e l’inchiesta “Rinascita Scott”
La vicenda si inserisce nel più ampio quadro investigativo che aveva portato al coinvolgimento di Bonavota nell’operazione Rinascita Scott, maxi inchiesta contro la ’ndrangheta vibonese. Bonavota si era reso irreperibile dopo una condanna pronunciata dal Tribunale di Catanzaro nel 2018, poi riformata nei successivi gradi di giudizio. Anche nel procedimento legato a “Rinascita Scott” è intervenuta un’assoluzione in appello dopo che in primo grado era stato condannato a 28 anni di reclusione. Per questo motivo Pasquale Bonavota resta un presunto boss, mai condannato in via definitiva per associazione mafiosa.
La nuova indagine non rimette in discussione quegli esiti, ma si concentra sul periodo compreso tra il 2019 e il 27 aprile 2023, quando il presunto vertice della cosca di Sant’Onofrio avrebbe potuto contare – secondo la Dda – su una struttura di appoggio capace di garantirgli documenti, utenze telefoniche, contratti di locazione e sostegno economico.






