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2 Marzo 2026
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Errori investigativi e intercettazioni travisate, l’incredibile odissea di Luigi Longo: in carcere da innocente e poi assolto

Dall’arresto nel 2009 all’assoluzione definitiva nel 2014, Longo racconta la tragedia della detenzione ingiusta, la cardiopatia dilatativa sviluppata durante il procedimento e chiede scuse pubbliche al Procuratore Generale di Roma

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Luigi Longo, imprenditore calabrese e direttore responsabile del giornale online ApprodoCalabria, ha indirizzato una lettera al Dott. Salvatore Vitello, già sostituto presso la Procura della Repubblica di Roma e oggi Avvocato Generale della Corte d’Appello di Roma, per ricordare gli effetti devastanti di un procedimento giudiziario che lo aveva ingiustamente travolto.

“Caro Dottore Vitello, la giustizia non perde autorevolezza quando riconosce un errore. La perde quando lo ignora”, scrive Longo, chiedendo scuse pubbliche per la detenzione ingiusta e i danni subiti.

L’arresto e la detenzione ingiusta

Il 29 maggio 2009, Longo fu arrestato nell’ambito dell’operazione della DDA di Roma coordinata dal Dott. Vitello. Trascorse 11 mesi e 21 giorni tra carcere e arresti domiciliari, accusato di aver promosso un’associazione dedita alla gestione illecita di merci attraverso il Porto di Gioia Tauro.

“Il fatto non sussiste”, ricorda Longo citando la sentenza del Tribunale di Roma del 15 luglio 2014 che lo ha assolto con formula piena.

Errore di identità e accuse infondate

Secondo Longo, l’impianto accusatorio si basava su un errore evidente: “Si è scambiato il sottoscritto con un omonimo già noto alle indagini per mafia a Polistena.”

L’operazione “Rilancio” lo aveva erroneamente indicato come vicino alla cosca Piromalli–Molè, mentre lui era persona offesa nell’operazione “Cent’anni di Storia”.

“Una telefonata di preoccupazione è stata trasformata in segnale di contiguità mafiosa”, denuncia Longo nella lettera.

Difesa e sentenza: la verità emerge

Grazie ai legali Antonino Napoli e Pasquale Gallo, intercettazione dopo intercettazione, sono emerse incongruenze e forzature che hanno smontato l’accusa. Il Tribunale ha stabilito che mancava la prova della consapevolezza dell’illiceità della merce, e neppure la contraffazione era accertata.

“Deve escludersi che possa essere ritenuto certo che gli imputati fossero al corrente della natura illecita della merce oggetto di importazione”, evidenzia Longo.

Conseguenze personali e professionali

Durante il processo, Longo sviluppò una grave cardiopatia dilatativa, mentre le aziende Mcs e Medlog furono chiuse, colpendo lavoratori e economia locale.

“Per quel procedimento ho ottenuto il riconoscimento dell’ingiusta detenzione, ma mai una scusa da chi mi ha arrestato senza verificare i sospetti della Polizia Giudiziaria”, scrive nella lettera al Dott. Vitello.

Richiesta di responsabilità istituzionale

Longo conclude la lettera con un appello diretto: “Le chiedo un gesto di responsabilità istituzionale: riconoscere pubblicamente che l’impianto accusatorio era infondato, chiedere scusa e manifestare rammarico per le conseguenze subite. Io sto cercando di rialzarmi, ma penso a quanti non hanno avuto più la forza di continuare.”

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