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3 Aprile 2026
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Giustizia, la presa di posizione di Strangis: “Referendum? Un NO per difendere la Costituzione”

Il Presidente dell'ANM distrettuale lancia l'allarme sul declino democratico: sovraffollamento carcerario, sorteggio al CSM e il rischio di una magistratura asservita ai forti.

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“Senza speranza e senza paura, nell’unico interesse che davvero conta: la Giustizia”. Con questa formula solenne il giudice Giovanni Strangis, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Catanzaro, ha tracciato il bilancio di un sistema al bivio durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Non un semplice saluto istituzionale, ma una requisitoria contro le riforme in atto, accusate di minare l’indipendenza della toga e di ignorare le piaghe strutturali del distretto calabrese.

L’emergenza organici e il silenzio del Ministero

Il primo nodo resta quello delle piante organiche. Strangis ha ribadito l’urgenza di potenziare gli uffici giudiziari e di introdurre strumenti per stabilizzare i magistrati, oggi ostaggio di un turn-over che rallenta ogni risposta ai cittadini. Al fianco dei giudici, il personale amministrativo attende ancora risposte: il Presidente ha denunciato l’assenza di impegni concreti dal Ministero per la stabilizzazione dei precari e per il riconoscimento professionale di chi garantisce il funzionamento della macchina giudiziaria.

Nonostante le carenze, la magistratura italiana prosegue la corsa agli obiettivi del PNRR, misurandosi con la digitalizzazione e le insidie dell’Intelligenza Artificiale. Su questo fronte, Strangis chiede però un sostegno reale: formazione adeguata, strumenti tecnologici affidabili e garanzie ferree sulla sicurezza e la riservatezza dei dati.

Il dramma carcerario e la scure del Bilancio

L’intervento ha poi toccato la “ferita aperta” delle carceri. Il sovraffollamento e l’escalation di suicidi tra i detenuti sono stati definiti inaccettabili, un monito che “interpella la coscienza collettiva” e richiede un’immediata assunzione di responsabilità da parte delle Istituzioni della Repubblica. A fronte di questa emergenza, la risposta politica appare contraddittoria: l’ultima legge di bilancio prevede tagli significativi al comparto, rischiando di vanificare i tentativi di miglioramento strutturale.

Contro la Riforma Nordio: «Giustizia forte con i deboli»

Il cuore politico dell’intervento ha colpito direttamente la Riforma Nordio. Secondo Strangis, il provvedimento non affronta i problemi reali, favorisce l’aumento della spesa pubblica e segna un arretramento degli standard democratici. La critica più dura riguarda l’abolizione delle elezioni per il CSM e l’introduzione del sorteggio: una scelta che recide il legame di responsabilità tra eletti ed elettori e indebolisce l’autonomia della magistratura.

Il rischio, avverte l’ANM, è la deriva verso una visione gerarchica e carrieristica che generi una giustizia “a doppia anima”, capace di essere “forte con i deboli e debole con i forti”. Per queste ragioni, il Presidente ha confermato il sostegno convinto al NO al prossimo referendum, schierandosi in difesa della Costituzione come unico presidio di uguaglianza.

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