Il finanziere infedele Ercole D’Alessandro voleva apparire agli occhi dei suoi interlocutori prezioso e irrinunciabile, non esitando a reperire e rivelare informazioni riservate in cambio di un compenso e dell’inserimento di imprenditori a lui vicini in una gara di appalto. Era arrivato finanche a millantare il ruolo di artefice dell’iniziale affidamento dei lavori di rifunzionalizzazione dell’ex ospedale Militare di Catanzaro da destinare agli uffici giudiziari ad un consorzio a cui era interessato il politico Alfonso Dattolo, usando per i suoi scopi il nome dell’allora procuratore capo della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, oggi a capo della Procura di Napoli. E’ quanto emerge nell’informativa della Guardia di finanza, confluita negli atti dell’inchiesta che ruota attorno ad un giro di incarichi pilotati in Regione, all’interno della quale l’ex luogotenente delle Fiamme gialle è indagato per concussione, ricettazione e varie ipotesi di accesso abusivo alle banche dati.
L’uso del nome di Gratteri per raggiungere l’obiettivo
D’Alessandro riusciva ad assicurare a Dattolo il proprio aiuto, acquisendo notizie riservate dalle banche dati sul conto delle aziende concorrenti. E in concomitanza con l’attività di intercettazione avveniva l’intero iter amministrativo dell’appalto i cui lavori sono stati recentemente completati. Un intervento fortemente voluto da Gratteri fin dal suo insediamento e proprio in ragione di questa correlazione, D’Alessandro sfruttando la figura che nel tempo aveva saputo costruire di sè stesso, presentandosi quale storico collaboratore diretto e confidenziale del magistrato, aveva astutamente cercato di trarre profitto dal procedimento di scelta del contraente per l’affidamento dei lavori finalizzati a realizzare l’opera pubblica. Come documentato dal materiale intercettivo raccolto, D’Alessandro aveva millantato a terzi che la scelta dell’azienda aggiudicataria dell’appalto doveva essere preventivamente vagliata dal procuratore di Catanzaro, il quale, secondo quanto dallo stesso riferito artatamente, ne aveva affidato una preliminare valutazione. Il finanziere aveva fatto credere di aver favorito l’aggiudicazione ad un preciso Rti (raggruppamento temporaneo di imprese) di cui faceva parte il consorzio riconducibile ad Alfonso Dattolo in cambio di favori. Ma l’unico contributo rilevato dai finanzieri era consistito nell’ennesimo accesso illecito alle informazioni presenti nelle banche dati in uso al Corpo.
Il timore del finanziere di non ricevere compensi
L’iter della procedura è iniziato il 30 novembre 2016, quando i Ministeri della Giustizia, delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Comune di Catanzaro e l’Agenzia del Demanio, sottoscrivevano un accordo teso alla rifunzionalizzazione del compendio dell’ex ospedale militare di Catanzaro, mentre il 18 novembre 2018 la gara è stata oggetto di due ricorsi al Tar Calabria da parte di due consorzi. Un imprevisto questo che comportava un serio ostacolo per la definizione della procedura di gara e D’Alessandro temeva di non riuscire a percepire le sue spettanze, come emerge da una conversazioni intercettata in cui l’ex luogotenente parlando con Dattolo, per paura di non ricavarne nulla dall’accordo, metteva in risalto l’assoluta importanza della sua opera di mediazione, decisiva per il buon esito della procedura di aggiudicazione, evidenziando la straordinaria celerità della procedura di gara, che aveva portato la stazione appaltante a convocare il referente per la stipula dei susseguenti atti di aggiudicazione, avvenuta solo grazie alla sua fattiva attività di mediazione. Sulla scorta delle conversazioni intercettate emergeva come prima dell’indizione della gara d’appalto era ben nota l’imminente pubblicazione dell’aggiudicazione e a novembre 2018 la direzione regionale Calabria dell’Agenzia del demanio comunica il nome della ditta di costruzioni per l’inizio dei lavori .
Le informazioni riservate rivelate
Il politico aveva appreso dall’ex militare le problematiche emergenti in capo alla ditta di costruzioni e D’Alessandro si rendeva elemento funzionale ed indispensabile al conseguimento dell’ affidamento, fornendo informazioni riservate, assumendosi la paternità dell’aggiudicazione dell’appalto, condividendone il merito con Dattolo “Quindi me la sono cullata io la bambina, diciamo, l’abbiamo concepita”, ritenendo di costituire un gruppo legato da un obiettivo comune “noi siamo…siamo… io ritengo che siamo un gruppo no? Se c’è na fetta di pane…” Dattolo non faceva altro che riconoscere i meriti di D’Alessandro “non ti preoccupare… arriverà pure o momento della raccolta, si semina e si può pure perdere…però alla fine arriva pure o momento in cui”. E D’Alessandro minacciava l’intenzione di sfruttare le informazioni in suo possesso per compromettere irrimediabilmente l’aggiudicazione dell’ appalto pubblico qualora non gli fosse stato dato quanto pattuito.









