Stop all’esecuzione della pena per Domenico Riillo, 67 anni, di Isola di Capo Rizzuto, in attesa delle valutazioni del Tribunale di sorveglianza sulle sue gravi condizioni di salute. La Procura generale di Catanzaro ha differito la concreta efficacia dell’ordine di esecuzione relativo a una pena residua di 12 anni e 5 giorni di reclusione. La decisione, firmata dal sostituto procuratore generale Salvatore Di Maio, richiama la documentazione sanitaria presentata dalla difesa e una precedente ordinanza che aveva già accertato l’incompatibilità delle condizioni di salute di Riillo con il regime carcerario.
La richiesta della difesa e la documentazione sanitaria
L’istanza è stata trasmessa il 14 luglio 2026, accompagnata da una certificazione sanitaria che, come si legge nel provvedimento, comprova le “gravi condizioni di salute in cui versa il condannato”. Contestualmente, la difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Cianferoni e Tiziano Saporito con il contributo dell’avvocato Mara Campagnolo, ha chiesto l’invio degli atti al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, chiamato ad assumere le decisioni di propria competenza.
Il precedente: nel 2023 era stata sostituita la custodia in carcere
Un passaggio centrale riguarda quanto già deciso dalla Corte d’appello di Catanzaro il 6 settembre 2023. In quella data, la custodia cautelare in carcere era stata sostituita con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, proprio a seguito dell’accertata incompatibilità delle condizioni di salute con la detenzione. Il nuovo provvedimento ricorda inoltre che la Procura generale aveva già disposto, in relazione a una delle sentenze confluite nel cumulo, la sospensione dell’esecuzione della pena, trasmettendo gli atti alla magistratura di sorveglianza il 28 febbraio 2025. La decisione si inserisce dunque in un percorso nel quale la situazione sanitaria di Riillo era già stata sottoposta all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
Il cumulo delle condanne e la pena ancora da scontare
La Procura generale ha determinato un cumulo di pene pari a 22 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a una multa di 12mila euro. Dal totale sono stati detratti 8 anni, 7 mesi e 10 giorni di carcerazione già sofferta, dal 28 gennaio 2015 al 6 settembre 2023, e 675 giorni di liberazione anticipata. La pena residua è stata così fissata in 12 anni e 5 giorni.
Tra i reati riportati nell’atto figurano associazione di tipo mafioso, estorsione, violenza privata e lesioni, con le aggravanti indicate nei titoli di condanna. Il provvedimento richiama, tra le altre, una sentenza della Corte d’appello di Catanzaro del 23 gennaio 2024, diventata definitiva il 25 febbraio 2025 dopo il rigetto del ricorso in Cassazione.
Gli atti al Tribunale di sorveglianza
La Procura generale rileva che le condanne riguardano delitti ricompresi nell’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, richiamando l’ostacolo alla sospensione ordinaria dell’esecuzione. Alla luce della documentazione sanitaria e dei precedenti provvedimenti, dispone però di differire la concreta efficacia dell’ordine di esecuzione. Gli atti vengono quindi trasmessi immediatamente al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, per essere uniti a quelli già inoltrati nel febbraio 2025. L’efficacia dell’ordine resta rinviata all’esito di un ulteriore provvedimento della Procura generale, successivo alle valutazioni del Tribunale. La decisione interviene dunque sull’esecuzione della pena, senza modificare le condanne definitive.
Cianferoni: “Tutela del diritto alla salute”
L’avvocato Luca Cianferoni sottolinea il lavoro svolto sui principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e sulla protezione delle persone detenute. Il legale collega il risultato alla particolare attenzione che lo studio dedica a questi temi, “a tutela del diritto alla salute delle persone private della libertà”. Il richiamo alla Convenzione europea è contenuto nella nota della difesa: il provvedimento della Procura generale fonda il differimento sulla documentazione sanitaria, sui precedenti giudiziari e sulla necessità di acquisire le valutazioni della magistratura di sorveglianza.













