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9 Marzo 2026
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Primario arrestato mentre incassa 100 euro in “nero” da una paziente: ortopedico di origini cosentine nei guai

I Nas di Parma fermano in flagranza il direttore di ortopedia originario di Oriolo. Secondo l’accusa gestiva un’agenda parallela di visite specialistiche in contanti, senza registrazioni ufficiali e con l’uso di farmaci dell’ospedale

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Un sistema parallelo di visite specialistiche, gestito al di fuori dei canali ufficiali e alimentato da compensi in contanti mai dichiarati. E’ questo il quadro delineato dai Carabinieri del Nas di Parma che, nel pomeriggio di lunedì 2 marzo, hanno tratto in arresto un noto primario di Reggio Emilia, originario di Oriolo (provincia di Cosenza), direttore di diverse strutture complesse di ortopedia della rete ospedaliera provinciale. Il medico, secondo quanto riporto il Corriere della Sera edizione Bologna, è stato fermato in flagranza di reato all’interno dell’ospedale di Guastalla, subito dopo aver ricevuto da una paziente la somma di 100 euro in contanti per una prestazione che sarebbe dovuta transitare dalle casse dell’Azienda Usl.

L’arresto in flagranza e le pesanti accuse

L’inchiesta, coordinata dalle autorità competenti, contesta al professionista i reati di peculato e falsità ideologica in atti pubblici in forma continuata. Sebbene il primario fosse regolarmente autorizzato dall’Ausl all’esercizio della libera professione intramoenia, le indagini hanno accertato che l’uomo operasse in totale spregio delle regole: effettuava prestazioni mediche private negli spazi ospedalieri senza darne comunicazione all’azienda sanitaria, trattenendo per sé l’intero compenso ricevuto dai pazienti. In diverse occasioni, inoltre, l’ortopedico avrebbe aggravato la sua posizione utilizzando per i propri pazienti privati farmaci appartenenti alla dotazione pubblica dell’ospedale.

Un’agenda parallela per aggirare il Cup

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, tra l’11 novembre 2025 e il 2 marzo 2026, il primario avrebbe erogato almeno 25 prestazioni private a soggetti che non risultavano regolarmente prenotati tramite i sistemi aziendali. L’agenda degli appuntamenti non passava infatti dall’interfaccia gestionale dell’Ausl, come lo sportello Cup o le piattaforme online dedicate, ma veniva gestita direttamente e personalmente dal medico. Tale condotta ha fatto scattare la contestazione di falsità ideologica, poiché l’omessa registrazione degli atti sanitari nelle piattaforme ufficiali integra la manipolazione dei flussi documentali pubblici.

Sei mesi di indagini dietro il blitz

L’operazione di lunedì rappresenta l’epilogo di un’attività investigativa meticolosa, partita nel settembre 2025. Per mesi, i Carabinieri del Nas hanno monitorato i movimenti e le procedure adottate dal dirigente per verificare le anomalie segnalate. I riscontri hanno confermato l’esistenza di una prassi consolidata volta a eludere il controllo amministrativo dell’Azienda Sanitaria Locale, trasformando una struttura pubblica in un ambulatorio privato ad uso esclusivo del primario, con danni diretti sia all’erario che alla trasparenza del servizio sanitario regionale.

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