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10 Aprile 2026
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“Ho buttato la bomba nel convento”, nuova misura cautelare per l’astro nascente della locale di Ariola

Già destinatario di una misura cautelare in carcere Nazareno Salvatore Emanuele è stato colpito da un altro provvedimento per fatti commessi quando era minorenne

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Era ancora minorenne quando con una pistola, detenuta illegalmente, sparò in luogo pubblico, quando utilizzò una bomba per danneggiare la statua di un monumento pubblico, abbandonando e lasciando inesplosi altri ordigni esplosivi, segnalati da altri sodali alle Forze dell’ordine. Aveva all’incirca sedici anni quando custodì un’arma in una fascia e spacciava droga. Reati tutti aggravati dall’aver agevolato la ‘ndrina Emanuele e rispetto ai quali è scattata una nuova misura cautelare per Nazzareno Salvatore Emanuele, considerato l’astro nascente della locale dell’Ariola, detto Tore o Turi, 21 anni, di Serra San Bruno, già destinatario della massima misura inframuraria nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice Jeracarni, che ha inferto un duro colpo al clan Emanuele-Idà, portando a 54 misure cautelari vergate dal gip distrettuale Arianna Roccia. Il giudice del Tribunale dei minori Teresa Tarantino, chiamata a pronunciarsi, dopo che i sostituti procuratori della Distrettuale antimafia di Catanzaro Giuseppe Buzzelli e Annamaria Frustaci hanno trasferito gli atti per competenza alla Procura minorile, ha applicato all’indagato, già ristretto nel carcere di Cosenza, la misura cautelare della custodia in un Istituto penale minorile.

I colpi di pistola esplosi in centro

Nell’ambito dell’inchiesta Jerakarni, gli investigatori intercettano una conversazione datata 14 ottobre 2022, tra Idà Michele e Nazzareno Emanuele in occasione della quale i due, una volta giunti in auto nel centro cittadino di Soriano, arrestano la marcia e, suscitando le risate di alcuni presenti, esplodono un colpo d’arma da fuoco. Emanuele si rivolge ad Idà “accompagnami qua dietro.. per posare la pistola”, con piena confessione della detenzione dell’arma. La notte tra il 31ottobre 2022 e l’1 novembre 2022 altre sequenze illecite che testimoniano come, all’interno del veicolo di Idà, quest’ultimo, insieme all’indagato all’epoca minorenne e a Domenico Nardo, avessero la disponibilità di un’arma di cui si sentiva il rumore metallico tipico dello scarrellamento. Emanuele afferma “gira che non glieli voglio tirare a queste” e subito dopo, contemporaneamente ad una brevissima sosta del veicolo, si registrano tre rumori riconducibili a colpi di arma da fuoco. Successivamente la macchina  riprende la marcia e a distanza di poco tempo vengono esplosi altri tre colpi d’arma da fuoco. Nello stesso contesto intercettivo, gli investigatori registrano l‘esplosione di sette colpi complessivi d’arma da fuoco e gli occupanti del veicolo commentano se l’obiettivo preso di mira fosse stato o meno preso.

Se ti scoppia nelle mani perdi la vita

Un altro episodio illecito ricostruito attraverso le intercettazioni disposte sull’auto di Michele Idà, Nazareno Emanuele, che si trovava a bordo del veicolo unitamente ad altra persona che avrebbe partecipato con lui all’azione illecita, confessa ad Idà “Ho buttato una bomba (..) che ho scollato tutto il marmo della statua, gli ho sfondato tutto il marmo. Ma una cazzo di bomba”… “Se ti scoppia nelle mani una bomba di quelle, senza mani? Perdi la vita”, continuando “è arrivata un’ondata (…) si..digli come ha tremato tutto per terra…sembrava un terremoto“.

“Ha attentato alla vita delle persone”

Per il giudice dei minori, che ha firmato l’ordinanza, le modalità con le quali l’ordigno è stato fatto esplodere, in pieno centro cittadino, “non lasciano dubbi circa la finalità di attentare alla pubblica incolumità sottesa alla detenzione ed all’impiego di quel congegno, avendo il minore piena consapevolezza dei possibili esiti letali correlabili all’impiego di quell’ordigno”. Oltre all’esplosivo utilizzato la sera del 2 novembre 2022 per il danneggiamento della statua, nei giorni immediatamente successivi, Emanuele continua ad utilizzare altri ordigni per testarne la micidialità, lasciandoli abbandonati ed inesplosi tanto da indurre altri sodali a segnalare alle stesse Forze dell’ordine la presenza di quei dispositivi mortali, a testimonianza “della sfrontatezza e della particolare indole antisociale dell’allora minore, spia di un contegno orientato alla prevaricazione e al dominio del territorio anche attraverso  queste manifestazioni di impunità”. 

“Ho sparato bombe in piazza” 

In un ulteriore dialogo Idà Michele chiede a Filippo Mazzotta, notizie di suo cugino Tore, ricevendo da questi indicazione che il minore si era dovuto allontanare in fretta per  un’ esplosione che aveva da poco causato: “è dovuto correre (inc) non lo vedi qua cosa esce..non lo vedi che esce fumo da lì dentro e Idà replica: “ “gli ha messo le bombe?”… “e lo vedi che ha trovato dove mettere le bombe”. E che non fossero mere accuse infondate di terzi interlocutori ma fatti realmente occaduti, secondo quanto riportato in ordinanza, emerge chiaramente da altre registrazioni di quella stessa sera in cui è lo stesso Nazzareno Salvatore Emanuele a fare riferimento all’esplosione di ordigni, arrivando a chiedere dei fazzoletti per far “sparare” alcuni congegni nella sua disponibilità. Mazzotta segnala ai Carabinieri, per evitare di avere gli occhi puntati dalle Forze dell’ordine, la presenza in piazza di ordigni inesplosi “si in piazza…una macchina basta che mandate… giusto per distruggerla, per toglierla che se la tocca qualche bambino nemmeno i cani..eh..già”. Nonostante questo, l’indagato allora minorenne, continua a fare esplodere ordigni esplosivi escogitando stratagemmi per amplificarne la potenzialità. E in quella stessa serata Emanuele danneggia con un congegno esplosivo la cassetta della posta agganciata al cancello del convento di San Domenico di Soriano Calabro: “Gli ho buttato la bomba nel convento, ho sparato bombe sulla piazza”.  Oggi l’interrogatorio di garanzia per l’indagato, difeso dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giuseppe Orecchio. 

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