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14 Gennaio 2026
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Calabria
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I tesori archeologici di Borgia e Capocolonna rubati e smerciati on line. Monete antiche vendute a 300 euro

I ruoli di vertice dell'organizzazione e dei partecipi nelle carte dell'inchiesta della Dda di Catanzaro che conta 15 indagati in tutto

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Siti archeologici deturpati, stratigrafie danneggiate, furto, ricettazione di beni culturali e archeologici frutto di scavi clandestini eseguiti in importanti giacimenti archeologici calabresi, da Roccelletta di Borgia a Monasterace a Capocolonna. E a muovere le fila del traffico di reperti archeologici una presunta associazione guidata da Vincenzo Godano e Roberto Filoramo, che avrebbero organizzato le operazioni di scavo, avvalendosi di “forza lavoro” nel sito di interesse di volta in volta individuato, predisponendo tutte le accortezze del caso. Vincenzo Godano tesseva i rapporti con il gruppo dei siciliani con il suo gancio Michele Consolato Nicostra mentre Roberto Filoramo si sarebbe adoperato per piazzare “i reperti” trovati durante gli scavi per venderli a Francesco Caiazzo, Giuseppe Guarino, Carmine Minarchi, Michele Nicoscia, Luca Filoramo, Salvatore Capicchiano e Francesco Salvatore Filoramo, partecipi dell’associazione, coloro che materialmente avrebbero eseguivano gli scavi. Beni acquistati e rivenduti sul mercato per agevolare la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto e consolidarne l’egemonia e il controllo. 

Le conversazioni spiate dal tenore inequivocabile

L’inchiesta della Procura di Catanzaro, nome in codice Ghenos, che ha portato il gip Roberta Cafiero a vergare 11 misure cautelari, di cui due in carcere e 9 ai domiciliari e a complessivi 15 indagati (LEGGI) si inserisce nel solco di un’altra indagine della Dda di Catanzaro, denominata “Jonny”, che ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta di Isola capo Rizzuto. Il business della famiglia Arena avrebbe ricompreso il traffico di reperti archeologici provento di scavi illeciti, forniti direttamente da Vincenzo Godano a Francesco Arena. Le diverse denunce dei titolari dei diversi parchi archeologici si sono tradotte in ulteriori spunti investigativi che hanno dimostrato come gli indagati operassero all’interno di un sistema organizzato votato all’impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, provento di scavi clandestini seriali, finalizzati allo smercio. Le denunce, sporte a partire dal 2021, hanno poi trovato riscontro nell’analisi delle utenze, che al momento dei fatti agganciavano le celle dei parchi archeologici, nei sequestri, nelle immagini registrate dalle telecamere installate, in una massiccia attività di intercettazione ambientale, telefonica e telematica, “dal tenore, scrive il gip, inequivocabile, anche quando caratterizzato da linguaggio criptico”, come quando le monete antiche vengono indicate dagli indagati con termine caffè per non essere scoperti. 

“Ci scialiamo la dentro”

Era il 4 gennaio 2023, quando Filoramo contatta Carmine Minarchi, dicendogli che sarebbe andato a prenderlo a casa. I due si sono diretti poi in località Capocolonna, per effettuare ricerche archeologiche clandestine, confermate anche dalle conversazioni captate dalle quali si sente il rumore dei metaldetector. Qualche giorno dopo Filoramo risulta essere nei pressi dell’ex zona industriale di Crotone, dove ci sono i resti dell’antica Kroton, nota località di interesse archeologico. Sono diverse le conversazioni spiate che attesterebbero il trafugamento di beni culturali destinati alla vendita. Roberto Filoramo in una telefonata con Carmine Minarchi parla dell’attività di scavo eseguita in giornata, da solo, “ presa a male che non ne ho presa neanche una…” e lo invita a ritornare sul posto :“ci scialiamo la dentro Carmine … quello che esce la po po po po…”, precisando la necessità “di cambiarsi” e  mettersi vestiti e scarpe “vecchie … Un paio di calze che metto sempre quando vado in campagna… però puliti! no!… una felpa, un gilet bello imbottito un cappuccio di lana…..” , così “.. sfondiamo tutto! ”. I  due commentano il ritrovamento eseguito nei giorni precedenti e Minarchi chiede a Filoramo se avesse “pulito quelle cose, ricevendo conferma “una in bronzo (ndr moneta) ed un’ altra…… ” , chiedendo inoltre se l’altra moneta fosse d’argento. Risposta negativa ma con tanto di  rassicurazioni: “sono buone”. A questo punto Mirarchi  propone di andare “..pure davanti al lago di Sant’Anna”, prospettando di indicargli nuovi posti dove scavare.

Il tripode con il cervo 

In un ulteriore dialogo  Minarchi chiede al suo interlocutore Roberto Filoramo, se avesse provveduto a fare una ricerca su internet per trovare notizie su “quella con il Cervo…. ,  “un tripode con il cervo ”, verosimilmente riferendosi alla moneta di cui si erano impossessati. Il tripode, nell’antica Grecia, era la forma del recipiente a tre piedi che si poneva sul fuoco per scaldare l’acqua, il cui disegno era stato coniato sulle monete dell’epoca. Si tratta di una conversazione importante per investigatori e inquirenti, che attesta lo smercio on line del patrimonio culturale rubato dai siti archeologici. Dalle telefonate intercorse tra il Roberto Filoramo e i sodali Michele Nicoscia, Luca Filoramo, Francesco Salvatore Filoramo e Carmine Minarchi, emerge come il primo avesse eseguito illecita attività di scavo clandestino, aggiornando i sodali sull’attività svolta.

“Portali qui… non che le mandi”

In particolare in una telefonata con Michele Nicoscia comunica che “ne ha presa un’altra” (ndr moneta), per poi denominarla “caffè”, cercando di mascherare la vera natura dell’oggetto del dialogo. Successivamente, sentendosi, invece, con Luca Filoramo gli riferisce esplicitamente “sono con Salvatore.. sto scavando!”. E ancora’Roberto Filoramo confida a Francesco Salvatore Filoramo “zio Turuccio”. di aver “trovato una bella” (ndr moneta) dirottando, ancora una volta, sul termine “caffè”.  Che non si trattasse effettivamente di caffè ,termine volutamente criplico, più volte ripetuto e utilizzato dagli interlocutori, emerge con chiarezza a detta del gip firmatario dell’ordinanza quando gli indagati fanno riferimento all’invio dell’immagine di  una moneta tramite WhatsApp. Lo zio Turuccio, prudente raccomanda di non trasmettere l’immagine: “portali qui… non che la mandi!”.

In un altro colloquio emerge l’acquisto di monete di Roberto Filoramo da Francesco Caiazzo, monete provenienti dagli scavi clandestini messi in atto nei parchi archeologici di Borgia e Crotone, ipotizzando, inizialmente, la somma di 300 euro come corrispettivo per la vendita. E sul telefono di Caiazzo sono state rintracciate, varie immagini di reperti archeologici, tra cui monete e oggetti in metallo, a conferma del suo palese interessamento allo specifico settore dei beni culturali. Avrebbe consultato sul web siti di aste e rinvenimenti di “tesoretti”

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