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16 Febbraio 2026
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Calabria
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I tentacoli del clan Arena su un villaggio turistico di Isola: assunzioni imposte e appalti pilotati

Secondo la Dda di Catanzaro, il turismo ancora nel mirino della ’ndrangheta. Dalla "guardiania” agli immobili svenduti, la cosca controllava lavoro, servizi e compravendite

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C’era il villaggio turistico “Seleno-Margheritissima” di Isola di Capo Rizzuto al centro dell’operazione che ha portato all’arresto di sette persone da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone. Le accuse contestate vanno dalla estorsione alla turbata libertà degli incanti, fino ai danneggiamenti con incendi, tutte aggravate dall’aver agito con modalità mafiose, in particolare per agevolare la cosca Arena.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip distrettuale di Catanzaro, Fabiana Giacchetti, su richiesta della Procura antimafia. I destinatari del provvedimento sono Pasquale Arena (35 anni), Giuseppe Bruno (56), Domenico Muraca (74), Michele Nicoscia (46), Rosario Scerbo (58), Vincenzo Scerbo (63) e Carmine Antonio Timpa (75).

La “guardiania” imposta alla struttura

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati, con ruoli differenti, avrebbero imposto al villaggio la cosiddetta guardiania, costringendo l’amministratore della struttura ad assumere persone da loro indicate. Una forma di estorsione consolidata nel tempo, attuata – secondo l’accusa – da decenni ai danni delle strutture ricettive del territorio isolitano. Oltre alle assunzioni imposte, il gruppo avrebbe esercitato una costante influenza sulla gestione del villaggio, orientandone scelte e servizi.

Verde e spiaggia alle imprese riconducibili agli Arena

Non solo personale. L’amministratore sarebbe stato costretto ad affidare la manutenzione del verde condominiale e la gestione della spiaggia a imprese ritenute riconducibili alla famiglia Arena, indicata dagli investigatori come storicamente attiva nel controllo del comparto turistico locale. Un sistema che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe garantito continuità di introiti e presenza economica nel settore turistico di Isola di Capo Rizzuto.

Le aste immobiliari sotto pressione

L’inchiesta si estende anche al fronte immobiliare. Alcuni degli indagati avrebbero truccato un’asta relativa alla vendita di unità abitative all’interno dello stesso villaggio. In particolare, Timpa e Bruno, nella qualità di soci della Igb Immobiliare srl, impresa impegnata nella costruzione di abitazioni nel complesso, insieme ad altri componenti del gruppo, avrebbero minacciato i partecipanti a una procedura di vendita per mantenere bassi i prezzi degli immobili. Attraverso prestanome avrebbero poi partecipato all’asta, costringendo alcuni acquirenti a rinunciare agli appartamenti oppure a versare ulteriori somme di denaro per perfezionare l’acquisto.

Turismo e metodo mafioso

Il quadro delineato dagli atti parla di un controllo che si sarebbe esteso dal lavoro agli appalti, fino alle compravendite immobiliari. Tutto aggravato, secondo la Procura, dall’aver agito con il metodo mafioso per favorire la cosca. Resta ora l’esame nelle sedi giudiziarie per accertare responsabilità e ruoli. Intanto, il nome del Seleno-Margheritissima torna nelle cronache giudiziarie come simbolo di un settore, quello turistico, che continua a rappresentare un terreno strategico negli equilibri criminali del territorio crotonese.

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