24 Settembre 2026
24 Settembre 2026
spot_img

Il carcere non fermava il pizzo: le direttive a Corigliano-Rossano, poi i familiari andavano dagli imprenditori. Chi sono i 5 indagati (NOMI)

La Dda di Catanzaro contesta 17 episodi di estorsione, tra tentati e consumati, nella Sibaritide. Quattro le persone arrestate e un obbligo di firma per una quinta indagata: ruoli e accuse

spot_img
spot_img

Le richieste di denaro sarebbero partite anche da una cella. A portarle sul territorio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati i familiari del detenuto. È questo il meccanismo al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle presunte estorsioni ai danni di imprenditori agricoli e commercianti di Corigliano-Rossano. I carabinieri del Reparto territoriale hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro nei confronti di cinque indagati: quattro destinatari della custodia in carcere, uno dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Uno dei quattro si trovava già detenuto per altra causa. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari.

Chi sono i destinatari delle misure

La custodia cautelare in carcere riguarda Giovanni Arturi, detto “a’ Vozza” e già detenuto, il fratello Pasquale Arturi, 45 anni, il figlio Bruno Arturi, 24 anni, e la compagna di Giovanni Arturi. Una seconda giovane donna è stata sottoposta all’obbligo di firma. Tutti e cinque gli indagati sono difesi dall’avvocato Antonio Pucci.

Le 17 estorsioni contestate

Agli indagati vengono contestati 17 episodi estorsivi, tra tentati e consumati, con l’aggravante del metodo mafioso. I fatti ricostruiti dagli investigatori risalgono al 2023. Nel mirino, secondo l’accusa, sarebbero finiti imprenditori agricoli, titolari di attività commerciali e produttori locali, ai quali sarebbero stati chiesti soldi o imposte forme di “guardianìa” abusiva su terreni e stabilimenti.

Il punto centrale dell’indagine riguarda il ruolo attribuito a Giovanni Arturi. Secondo i carabinieri, pur essendo in carcere avrebbe impartito direttive ai familiari e partecipato alle richieste rivolte alle presunte vittime. Per l’accusa avrebbe utilizzato un cellulare illecitamente detenuto e che alcune vittime sarebbero state messe direttamente in contatto telefonico con lui. Si tratta della ricostruzione investigativa, che dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor