Si apre con un colpo di scena la prima udienza del processo “Hydra”, il maxi procedimento sulla presunta alleanza tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia. Nell’aula bunker di San Vittore, la pm Alessandra Cerreti ha annunciato l’ingresso di un nuovo collaboratore di giustizia: Gioacchino Amico, ritenuto dagli inquirenti uno degli uomini chiave del sistema mafioso lombardo legato al clan Senese. La notizia arriva a pochi giorni dalla morte di Bernardo Pace, anche lui pentito, suicidatosi nel carcere di Torino dopo appena un mese dall’inizio della collaborazione. Un decesso su cui sono ancora in corso accertamenti.
“Volevano uccidermi”: la scelta di collaborare
È lo stesso Amico, nel primo verbale reso il 3 febbraio, a spiegare le ragioni della sua decisione. Parole che segnano una frattura netta con il passato: “Voglio cambiare vita (…) sono a conoscenza di diversi tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità”.
Un passaggio chiave, che colloca la collaborazione non solo sul piano giudiziario ma anche su quello personale. Amico parla di un “ravvedimento” maturato in carcere, dopo l’arresto avvenuto nell’ottobre 2023 a Palermo, e lega la sua scelta alla famiglia: la madre malata e la moglie, “trascinata” nel procedimento. Non solo. Il neo pentito rivendica la volontà di fornire elementi nuovi: “voglio dire delle cose che non sono emerse”, con riferimento a ulteriori soggetti rimasti fuori dall’indagine.
Il ruolo nel “sistema mafioso lombardo”
Secondo la ricostruzione della Dda di Milano, Amico sarebbe stato al vertice del gruppo collegato alla famiglia Senese, storicamente attiva a Roma ma con ramificazioni nel Nord Italia. Gli inquirenti lo indicano come uno dei protagonisti dei summit tra esponenti delle tre mafie, incontri nei quali si sarebbero decisi affari e strategie comuni in Lombardia, in quella che l’accusa definisce una vera e propria struttura unitaria. Nel processo con rito ordinario sono imputate 45 persone, mentre a gennaio, nel filone abbreviato, sono già arrivate 62 condanne con pene fino a 16 anni.
Verbali secretati e nuovi scenari
I verbali di Amico, già depositati in aula, risultano in gran parte coperti da omissis, segno della delicatezza delle informazioni contenute. Un dettaglio che lascia intuire il possibile impatto delle sue dichiarazioni sul processo. La Procura, guidata da Marcello Viola, insieme ai pm Cerreti e Rosario Ferracane, valuta ora come e quando utilizzare questi elementi nella fase dibattimentale. Parallelamente, restano centrali anche le dichiarazioni degli altri collaboratori già emersi nell’indagine, tra cui William Alfonso Cerbo, Saverio Pintaudi e Francesco Bellusci.
Il processo e il “patto” tra mafie
Al centro del procedimento Hydra c’è l’ipotesi di un patto stabile tra organizzazioni mafiose, finalizzato a gestire affari illeciti nel Nord Italia, all’ombra anche degli interessi riconducibili a Matteo Messina Denaro. Tra gli imputati figurano nomi di primo piano: Paolo Errante Parrino, Santo Crea, Giancarlo Vestiti e lo stesso Amico.
La prima udienza è stata dedicata alla costituzione delle parti, mentre all’esterno dell’aula bunker si è svolto un presidio della società civile, con associazioni come Libera e sindacati, per ribadire il rifiuto delle mafie.
Un processo destinato a cambiare gli equilibri
L’ingresso di un nuovo collaboratore, soprattutto con il profilo di Amico, rischia di ridefinire gli equilibri del processo. Dopo la morte di Pace, la Procura incassa una nuova voce dall’interno del presunto sistema mafioso lombardo. Una voce che promette di allargare il perimetro dell’indagine e, forse, di portare alla luce nomi e relazioni ancora rimasti nell’ombra.









