Il TAR Calabria, con decisione del 20 febbraio 2026, ha accolto il ricorso dei coniugi Grampone e Talotta, titolari del noto stabilimento balneare “Lo Ionio ce l’hai”, e ha ingiunto al Comune di Catanzaro di dare esecuzione alla sentenza nel giro di 30 giorni dalla notifica.
Nella sua nota, il Segretario regionale del Movimento dei Repubblicani Europei (MRE), Dott. Carlo Piroso, sottolinea con durezza che il Comune è stato anche condannato al pagamento di spese e penalità per ogni giorno di ritardo. Per forzare l’ente locale a rispettare l’ordine giudiziario, il TAR ha nominato “commissario ad acta” il Segretario Generale del Comune di Lamezia Terme, con l’incarico di provvedere dove gli uffici comunali hanno fallito.
“Negato un diritto riconosciuto dallo Stato”: l’attacco di Piroso
Nella sua nota, il Segretario MRE non usa mezzi termini: “Il Comune senza vergogna” è la frase con cui apre il duro documento, denunciando che gli uffici comunali di Catanzaro hanno per anni negato a due imprenditori e cittadini un diritto riconosciuto da una sentenza dello Stato italiano.
Piroso ricorda che la vicenda nasce da una SCIA presentata nell’aprile del 2014 per l’ampliamento di uno stabilimento balneare, ma da allora le richieste di accesso agli atti sono state sistematicamente negate o eseguite in modo parziale. “Potrebbe finalmente scriversi fine a un ostruzionismo durato quasi dieci anni”, afferma, frustrato da una situazione che ha causato abusi, negazioni e umiliazioni ai danni dei due imprenditori.
Il Segretario MRE insiste: “Gli uffici continuano a negare documenti che non solo non sono mai stati mostrati ai titolari, ma non sono mai stati esibiti in nessun tribunale, compreso il TAR. Se esistono, perché non sono stati mostrati? E se non esistono, perché si è permesso che questa storia arrivasse fin qui?”
Cause, sequestri e danni: una famiglia distrutta dalla burocrazia
Nel documento si ricostruisce una vicenda che ha visto lo stabilimento più volte chiuso, posto sotto sequestro e oggetto di sanzioni, fino alla chiusura definitiva nel pieno della stagione estiva, con disagi per clienti e perdita di un presidio turistico e ristorativo importante per Catanzaro.
Piroso sottolinea che i coniugi Grampone e Talotta, oltre ad aver denunciato atti dolosi e incendi subiti negli anni, sono stati anche coinvolti in cause civili e penali basate su documenti mai mostrati, con conseguenti danni economici e d’immagine incalcolabili.
“È questa la trasparenza amministrativa che il sindaco di Catanzaro proclama nel suo mandato?”, si chiede il segretario MRE, ponendo l’accento sulla frustrazione e sull’ingiustizia vissuta da una famiglia che ha perso tutto ciò che aveva costruito.
Il commissario ad acta e la parola finale sulla vicenda
Ora spetta al Commissario ad acta, scelto dal TAR, mettere finalmente la parola fine a una storia che, secondo Piroso, getta un’ombra sulla qualità amministrativa della città capoluogo. “Fino a quando si verificheranno queste vicende – scrive – la città di Catanzaro non potrà definirsi un capoluogo di regione reale, vero e compiuto.”
La nota si chiude con un appello ai cittadini e alle autorità: “Quale buona amministrazione, di destra o di sinistra, nega un diritto a un suo cittadino? Quale ufficio prende decisioni così gravi senza accertarsi della regolarità dei documenti?”.








