Era autorizzato a svolgere la sua attività di oculista in regime di intramoenia allargata dall’Azienda Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ora Dulbecco, nei suoi studi privati di via Alberti a Catanzaro e di San Sostene. Ma il dirigente medico Mario Scicchitano, contrariamente a quanto previsto da leggi e regolamenti era solito effettuare visite o altre prestazioni professionali anche nei locali aziendali, omettendo di registrare, con il proprio badge in dotazione, l’attività intramuraria svolta durante l’ordinario turno di servizio, precludendo di fatto l’attivazione dei meccanismi di recupero “del debito orario” maturato.
Il vizietto di intascare soldi in nero
Nonostante in passato sia già stato raggiunto da un provvedimento di interdizione temporanea per fatti analoghi e destinatario di un avviso di conclusione delle indagini (LEGGI), il vizietto di incassare soldi in nero truffando pazienti e Azienda ospedaliera, Schicchitano non l’aveva proprio perso, tant’è che per lui il procuratore aggiunto Giulia Pantano e il magistrato Domenico Assumma hanno chiesto e ottenuto dal gip una misura cautelare più incisiva e l’oculista è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta più ampia, che ha coinvolto 20 indagati, 13 dei quali colpiti da misura cautelare (LEGGI).
La complicità dell’Ufficio Alpi e degli infermieri
Un sistema rodato quello di Schicchitano, secondo quanto riportato negli atti dell’ordinanza, noto agli addetti all’ufficio Alpi, che invece di porvi un freno, lo avrebbero avvallato, registrando nel sistema gestionale, dati non corrispondenti al vero sulle prenotazioni dei pazienti, consentendo all’ex primario dal 2019 al 2022 di effettuare “in nero” almeno 197 prestazioni mediche, appropriandosi dei relativi compensi per un importo di 78.344,50. E Scicchitano non avrebbe agito da solo. Con lui ci sarebbe stata l’infermiera Annarita Procopio, alter ego e longa manus esecutiva del dirigente medico nella gestione dell’impresa illecita, che nella duplice veste di segretaria e infermiera dell’ex primario, non autorizzata dall’Azienda ospedaliera allo svolgimento di attività professionale fuori dei locali aziendali, riceveva e gestiva le prenotazioni, si occupava dell’organizzazione dello studio medico, coadiuvava il medico nella esecuzione delle prestazioni ambulatoriali, dava indicazioni ai pazienti sulle modalità di pagamento, in particolare per i bonifici in favore della Emmegi Hospital srl, che forniva le lenti intraoculari per le operazioni abusive di cataratta, riceveva i pagamenti dai pazienti, teneva la contabilità delle visite prenotate e dei pagamenti dei pazienti, consegnava la minima parte del denaro provento delle visite mediche all’ufficio Alpi per la regolarizzazione posticipata delle visite stesse.
Il tutto con la complicità di Riccardo Sperlì, infermiere dipendente dell’A.O. Pugliese- Ciaccio, il quale senza il nulla osta dell’Azienda, coadiuvava Scicchitano nella esecuzione delle prestazioni ambulatoriali in nero, di Rossella Viscomi e Debora Lanatà, dipendenti dell’ufficio Alpi addette alle prenotazioni e pagamenti delle visite intramocnia, le quali indirizzavano direttamente a Scicchitano e a Procopio gli utenti che si recavano per prenotare visite oculistiche intramoenia, bypassando la prenotazione aziendale. Entrambe ricevevano periodicamente dal medico una parte dei contanti corrisposti dai pazienti visitati, inserendo nel registro informatico prenotazioni per tipologie di visite e date fittizie, allo scopo di emettere ricevute di pari importo rispetto al denaro ricevuto, per non dare nell’occhio, nascondendo tutto “il nero” di gran parte della stessa attività. Per la Procura anche Luigi Mancuso, dirigente responsabile dell’ufficio Alpi era consapevole degli affari sporchi di Scicchitano, “reo” di non aver fatto nulla per impedirne l’attività illecita.
Il ruolo dell’imprenditore
Secondo le ipotesi di accusa, Maurizio Gigliotti, amministratore della Emmegi Hospital srl, forniva allo studio medico di Scicchitano le lenti intraoculari per l’esecuzione delle operazioni abusive di cataratta, il materiale sanitario necessario all’attività dello studio professionale e per nasconderne lo svolgimento “in nero” su indicazioni dello stesso Scicchitano e di Procopio, emetteva le relative fatture, quelle inerenti alle cessioni delle lenti intraoculari, nei confronti dei pazienti anziché del medico, riconoscendo per ogni cessione all’oculista una provvigione da scomputare sugli acquisti “occulti” del materiale di consumo. Qualora la lente intraoculare utilizzata per l’operazione di cataratta era già in possesso del medico, perché sottratta all’A.O. pubblica, emetteva fattura al paziente recante un mero codice alfanumerico, riferito tuttavia a prodotti diversi dalla lente intraoculare.
Il lavoro abusivo nella clinica di Satriano
Scicchitano avrebbe omesso di comunicare formalmente la volontà di interrompere il vincolo di esclusività con l’azienda, nonostante lo svolgimento, quantomeno dal 2020, di attività professionale non autorizzata nella Clinica Day Surgery Tomaino srls in Satriano, inducendo in errore l’A.O. circa la legittima spettanza delle indennità, acquisendone l’erogazione unitamente alla retribuzione mensile, procurandosi un ingiusto profitto di 99.667,54 euro. Giuseppe Tomaino legale rappresentante e Caterina Floriana Candido, socia al 10% e preposta all’attività amministrativa della Clinica Day Surgery Tomaino srls., avrebbero consentito a Schicchitano di operare nella stessa clinica in violazione del vincolo di esclusività, offrendo al medico l’opportunità di occultare agli occhi dell’Azienda Ospedaliera l’esercizio della sua professione nella Day Surgery.
L’escamotage per intascare soldi senza dare nell’occhio
Ma come avrebbe fatto Schicchitano a intascarsi i soldi derivanti dalle attività espletate nei suoi studi di Catanzaro e San Sostene, senza farsene accorgere? Remunerando in nero i suoi collaboratori, la Procopio e Sperlì, pagando in contanti parte delle forniture alla Emmegi Hospital srl di Gigliotti Maurizio. E a fronte della necessità di Gigliotti, amministratore della Emmegi Hospital srl, di fatturare le forniture di lenti intraoculari e di materiale sanitario all’ambulatorio illecito e dell’impossibilità per Scicchitano, legato da vincolo di esclusività con l’Azienda Ospedaliera pubblica, di apparire come destinatario delle fatture stesse, tramite la propria segretaria Procopio, faceva dare disposizioni ai pazienti sottoposti ad intervento di cataratta, di effettuare bonifico di vario importo a titolo di pagamento di parte dei compensi professionali direttamente alla ditta. Quest’ultima, riconosceva a Scicchitano una provvigione per ogni cliente procurato e dunque per ogni fattura emessa, che entrava in conto credito del medico per i pagamenti di ulteriori forniture da parte della medesima ditta.
Operazioni inesistenti e Iva evasa
Scicchitano poi reimpiegava immediatamente parte dei proventi nell’esercizio dell’attività ambulatoriale, effettuava il pagamento, sempre in favore della Emmegi di macchinari ed attrezzature, per un valore complessivo di € 34.526, installati nel proprio ambulatorio abusivo di Catanzaro, attraverso un conto corrente bancario intestato ad una farmacia di Tiriolo. In particolare Gigliotti, dopo aver emesso nei confronti di Scicchitano le fatture, le stornava con nota di credito ed emetteva fraudolentemente una nuova fattura di medesimo importo, nei confronti della farmacia. E Pasquale Critelli, amministratore della Farmacia, effettuava dal conto della farmacia, tre bonifici in favore della Emmegi a saldo della fattura, eseguendo il trasferimento della somma di 34.526 euro provento del delitto, dalle mani di Scicchitano alle casse della Emmegi Hospital srl, facendola passare attraverso il conto corrente bancario intestato alla farmacia in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa.
Critelli amministratore di fatto della farmacia per evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, avvalendosi della fattura dell’importo di 34.526 euro, relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti indicava nelle dichiarazioni relative alle predette imposte passivi fittizi, detraeva indebitamente l’Iva per una somma di 6.226 euro e deduceva indebitamente costi per 28.300 euro.
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