× Sponsor
3 Aprile 2026
10.2 C
Calabria
spot_img

Inaugurazione anno giudiziario a Catanzaro, Epifanio: “Il nostro è un Distretto sottovalutato”

La presidente della Corte d’Appello denuncia “organici sottodimensionati e lavorazioni insostenibili, mentre la magistratura resta divisa sul merito del cambiamento costituzionale”

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

A Catanzaro, nel cuore dell’avvio dell’anno giudiziario, la discussione sulla riforma della giustizia non è stata un accessorio di cronaca, ma il fulcro di una relazione che ha messo in evidenza fragilità profonde e tensioni aperte nel sistema giudiziario italiano. Nell’ultimo anno questa riforma, promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha proceduto tra contrasti, proteste e dibattiti accesi. Il testo costituzionale che prevede, tra le altre, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la modifica delle regole di autogoverno della magistratura ha già incassato un primo sì parlamentare e ora sarà sottoposto a referendum popolare il 22‑23 marzo 2026.

La tensione non è nuova: nel gennaio 2025, durante le cerimonie per l’inaugurazione dell’anno giudiziario in molte Corti d’Appello italiane, le toghe hanno espresso il loro dissenso contro la riforma, scendendo in piazza o abbandonando l’aula mentre i rappresentanti del governo prendevano la parola. A Napoli, ad esempio, magistrati in toga e con la Costituzione in mano hanno lasciato il Salone dei Busti appena è intervenuto il ministro Nordio, nel quadro delle proteste decise dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).

Il distretto di Catanzaro sotto la lente

È proprio sullo sfondo di queste dinamiche che la presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, nel suo intervento ha richiamato l’attenzione su problemi strutturali troppo spesso ignorati. Epifanio ha ricordato come “la campagna referendaria abbia in parte oscurato la possibilità di spiegare ai cittadini il merito tecnico della riforma, preferendo invece interpretazioni politiche o giudiziari del dissenso”. Ha auspicato che ci “sia ancora tempo per riportare il dibattito sul terreno delle idee e delle conseguenze reali per il servizio giustizia”.

Nel caso specifico di Catanzaro, il problema non è solo teorico: gli organici sono sotto stress costante. La Corte d’Appello, con un numero di magistrati molto inferiore rispetto al volume dei procedimenti provenienti dai tribunali del suo distretto, si trova a confrontarsi con un carico di lavoro enorme, penalizzando inevitabilmente il settore civile a favore delle urgenze penali. Epifanio ha evidenziato “l’effetto di questa disfunzione sulle attività quotidiane, ricordando che un sistema giudiziario che rallenta sul civile non può che rallentare anche lo sviluppo economico e sociale di un intero territorio”.

Dalla protesta alla riforma

Nel suo discorso la presidente non ha mancato di richiamare l’attenzione sulla protesta dei magistrati avvenuta in occasione della cerimonia dello scorso anno. Era il 25 gennaio 2025 quando, come in molte altre città italiane, anche a Catanzaro le toghe si sono ritrovate per manifestare la loro contrarietà alla riforma che introduce la separazione delle carriere e modifiche sostanziali all’ordinamento della magistratura. La protesta, parte di una mobilitazione nazionale dell’ANM, è stata animata dalla preoccupazione che questi cambiamenti costituzionali possano indebolire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, un tema poi ribadito anche dalle critiche ufficiali del sindacato delle toghe.

Epifanio ha anche richiamato l’attenzione alla natura complessa di questo momento storico: “Non si tratta semplicemente di un confronto tra “pro governo” e “pro magistratura”, ma di un nodo critico sulla tenuta e l’efficacia dell’organizzazione giudiziaria nell’affrontare fenomeni criminali di grande impatto come quello della ’ndrangheta, che richiede risorse umane e materiali eccezionali nei processi e nelle indagini”.

Uno sguardo sulle procedure e sugli squilibri organizzativi

La relazione di Epifanio non si è limitata alle considerazioni politiche: ha ricordato come la Corte d’Appello sia chiamata “a gestire un numero sproporzionato di procedimenti rispetto alle sue forze, con conseguenze evidenti sul funzionamento ordinario della macchina giudiziaria. Un sistema giudiziario che non regge i carichi di lavoro rischia di veder dilatare i tempi dei processi civili, con effetti sociali ed economici che vanno ben oltre le aule di giustizia”.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE