In Calabria l’indebita percezione dei contributi pubblici, soprattutto quelli destinati al settore agricolo, si sta trasformando in un vero e proprio sistema parallelo di sostentamento economico. A denunciarlo è il procuratore facente funzioni della Corte dei Conti della Calabria, Giovanni Di Pietro, intervenuto a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Secondo il magistrato contabile, il fenomeno non riguarda casi isolati ma un meccanismo diffuso che sottrae risorse alla collettività e all’economia regolare.
“Sicuramente una specificità si può evidenziare nell’indebita percezione dei contributi pubblici e, in particolare, quelli agricoli. Sono divenuti nell’economia calabrese un mezzo di sostentamento anomalo, a vantaggio di soggetti che non avrebbero titolo e che li utilizzano come forma di sostentamento”, ha spiegato Di Pietro.
Il procuratore ha inoltre sottolineato che in alcuni casi emergono legami con la criminalità organizzata: “Si tratta a volte anche di soggetti con rapporti, da noi accertati, con la criminalità organizzata”.
Fondi europei e frodi agricole
Gran parte delle irregolarità individuate riguarda finanziamenti provenienti dai fondi europei, spesso destinati allo sviluppo agricolo ma finiti al centro di procedimenti contabili e giudiziari.
Per la magistratura contabile si tratta di un doppio danno: economico e sociale. “La gran parte dei finanziamenti indebitamente percepiti hanno origine nei fondi europei. Resta sempre un’emergenza perché, oltre alla rilevanza del fenomeno criminoso e del danno erariale, si sottraggono risorse a chi potrebbe operare regolarmente”, ha sottolineato il procuratore.
Le frodi in agricoltura risultano infatti il settore con il maggior numero di procedimenti e sentenze legati alla indebita percezione di contributi agricoli a danno dell’Arcea, l’Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura.
Sanità sotto osservazione: appalti, assenteismo e incarichi non autorizzati
Tra i comparti più esposti al danno erariale figura anche la sanità pubblica. La Corte dei Conti ha individuato una lunga serie di criticità che spaziano dagli accreditamenti sanitari alla gestione degli appalti, fino ai casi di malpractice e assenteismo.
Particolarmente diffuso, secondo quanto emerso dalle indagini contabili, il fenomeno delle attività extraistituzionali svolte senza autorizzazione da parte di dipendenti pubblici.
“È sempre ricorrente l’evidenza di numerose irregolarità e illegittimità che riguardano vari settori. I danni conseguenti ai reati penali commessi da dipendenti pubblici riguardano, ad esempio, attività extra istituzionali svolte in assenza di autorizzazione che coinvolgono molto spesso anche medici e sanitari”, ha spiegato Di Pietro.
Opere pubbliche incompiute: il caso della diga sul fiume Melito
Un altro fronte critico riguarda le opere pubbliche, spesso segnate da ritardi, sprechi e progetti mai completati.
Tra i casi citati dalla procura contabile spicca quello della diga sul fiume Melito, per la quale è stata avviata una citazione in giudizio per un presunto danno erariale superiore a 259 milioni di euro.
“La notizia di danno ha riguardato la revoca totale del finanziamento. È stata accertata la spesa di oltre 102 milioni di euro per un’opera rimasta incompleta e abbandonata, quindi senza recare alcuna utilità alla collettività”, ha concluso il procuratore.
Un quadro che, tra frodi nei fondi agricoli, criticità nella sanità e opere pubbliche incompiute, racconta una delle principali sfide per la gestione delle risorse pubbliche nella regione.








