Il ricorso per Cassazione proposto dalla Procura di Catanzaro che riguarda Rossella Viscomi, 65 anni, dipendente dell’Ufficio ALPI dell’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, è stato dichiarato inammissibile. In conseguenza della decisione della Corte Suprema, il gip del Tribunale di Catanzaro, Mario Santoemma, ha disposto la revoca della misura cautelare interdittiva precedentemente applicata nei confronti dell’indagata. Con questo provvedimento vengono meno tutte le limitazioni all’esercizio dell’attività lavorativa che erano state imposte alla dipendente nel corso della vicenda giudiziaria.
L’inchiesta sull’Ufficio ALPI del Pugliese-Ciaccio
La vicenda ruota attorno alla maxi-inchiesta che ha scosso l’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, nell’ambito della quale la Procura ha contestato l’esistenza di un sistema fraudolento che coinvolgeva medici, infermieri e dipendenti amministrativi. Al centro dello scandalo, secondo le ipotesi accusatorie, un meccanismo rodato di visite intramoenia in nero, fatture false, prenotazioni truccate e compensi sottratti all’azienda ospedaliera.
Rossella Viscomi la struttura preposta alla gestione delle prestazioni libero-professionali intramurarie — è tra i diciotto indagati del procedimento. Secondo la Procura avrebbe avuto un ruolo attivo nell’ingranaggio illecito, indirizzando pazienti direttamente ai medici coinvolti e inserendo nel sistema informatico prenotazioni fittizie, in cambio di una parte dei proventi in contanti. Accuse che lei, tramite il suo difensore, l’avvocato Eugenio Felice Perrone, ha sempre respinto.








