La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza impugnata dai difensori di Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone ed esponente di Forza Italia, coinvolto nell’inchiesta “Teorema”. Lo riferiscono gli avvocati Francesco Gambardella e Roberto Coscia, che avevano contestato il giudizio sulla gravità degli indizi. La vicenda cautelare dovrà essere nuovamente esaminata da un diverso collegio del Tribunale del Riesame. La decisione è arrivata nella tarda serata di ieri, 6 ottobre, dopo l’udienza nella quale il procuratore generale aveva chiesto il rigetto del ricorso.
Gli appalti e gli incarichi al centro di “Teorema”
Manica è uno dei principali indagati nell’inchiesta della Procura di Crotone su un presunto sistema di appalti e incarichi pilotati all’interno dell’amministrazione provinciale. Secondo l’accusa, appalti e affidamenti sarebbero stati assegnati direttamente a imprenditori e professionisti considerati vicini agli amministratori, in cambio di denaro. Il procedimento coinvolge Manica e altre 19 persone, con contestazioni a vario titolo che comprendono corruzione, turbativa d’asta e falso.
Dal carcere agli arresti domiciliari
Il 17 aprile il giudice per le indagini preliminari Assunta Palumbo aveva disposto la custodia cautelare in carcere per Manica. La misura cautelare era state successivamente confermata dal Tribunale del Riesame. A poco più di un mese dagli arresti, dopo due giorni di interrogatori, il gip aveva accolto la richiesta dei difensori di Manica, disponendo il passaggio dal carcere agli arresti domiciliari.
La difesa contesta la gravità degli indizi
Il ricorso in Cassazione ha riguardato il quadro indiziario, senza investire le esigenze cautelari. Secondo Gambardella e Coscia, gli elementi ricavati da alcune conversazioni intercettate e da una consulenza tecnica acquisita dall’accusa non avrebbero sostenuto le contestazioni formulate, anche sotto il profilo della qualificazione giuridica dei fatti.
La tesi difensiva è che le condotte avrebbero potuto configurare, al più, un’ipotesi di abuso d’ufficio, in relazione agli incarichi assegnati a società professionali che, secondo la nota, sarebbero state riconducibili allo stesso Manica, quale architetto del gruppo. I legali hanno inoltre eccepito vizi di forma dell’ordinanza applicativa della misura personale.
La Cassazione dispone un nuovo esame
Durante l’udienza, il procuratore generale ha chiesto di respingere l’impugnazione, mentre i difensori hanno insistito per l’annullamento. La Suprema Corte, riferisce la nota, ha accolto il ricorso e annullato interamente l’ordinanza impugnata, rinviando gli atti a un altro collegio del Riesame.















