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4 Aprile 2026
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Jonny, oltre tre secoli di reclusione per boss e gregari del clan Arena di Isola. Condannati anche Sacco e Scordio (NOMI)

Condanna ribaltata in assoluzione per Francesco Bruno ritenuto dagli inquirenti vertice dell’omonima cosca, colui avrebbe esercitato il suo controllo sui territori di Vallefiorita, Amaroni e Squillace

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Un unico verdetto per due tronconi del processo Jonny, che vede alla sbarra 39 imputati, giudicati con rito abbreviato, per i quali si è aperto un nuovo processo di secondo grado, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione e altri 6 giudicati con rito ordinariotravolti dalla maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, che nel 2017 ha inferto un duro colpo al clan Arena di Isola Capo Rizzuto, capace di imporre la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, avrebbe monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche.

 Tra gli imputati all’allora governatore della Misericordia di Isola Leonardo Sacco e l’ex parroco don Edoardo Scordio, condannati in appello a 8 anni di reclusione e di recente anche dalla Corte dei conti, che ha disposto il pagamento di quasi 35 milioni di euro a favore del ministero dell’Interno, per il danno erariale causato dall’illecita gestione del centro di accoglienza migranti di Isola Capo Rizzuto, mentre l’unico assolto è Francesco Bruno, (codifeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco) ritenuto dagli inquirenti vertice dell’omonima cosca Bruno, che avrebbe esercitato il suo controllo sui territori di Vallefiorita, Amaroni e Squillace, subordinata alla cosca Arena. La Corte di appello bis ha ribaltato il verdetto a 12 anni di reclusione sentenziato, nel primo processo di secondo grado, in assoluzione per non aver commesso il fatto. 

Pene rideterminate per gli imputati in abbreviato

La Corte di appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Battaglia, a latere Paola Ciriaco e Barbara Saccà ha rideterminato le pene nei confronti di Antonio Francesco Arena (34enne), 7 anni di reclusione (il pg ha invocato 11 anni di carcere); Francesco Antonio Arena, (45enne) 7 anni di reclusione (il pg ha chiesto 8 anni e 4 mesi); Giuseppe Arena (59enne), 10 anni e 4 mesi (il pg 16 anni e 4 mesi); Francesco Arena (44enne), 7 anni e 12mila euro di multa (il pg ha chiesto 11 anni e 5 mesi); Francesco Arena (65enne), 6 anni e 6mila euro di multa (il pg 6 anni); Pasquale Arena, 8 anni e 4 mesi di reclusione (il pg 11 anni); Salvatore Arena, 6 anni e 8 mesi di reclusione (il pg 10 anni e 8 mesi); Raffaele Di Gennaro, 9 anni e 2 mesi di reclusione (il pg 13 anni e 6 mesi); Domenico Falcone, 9 anni e 4 mesi di reclusione (il pg 12 anni); Salvatore Foschini, 8 anni e 8 mesi di reclusione (il pg 11 anni e 4 mesi); Francesco Gentile, 10 anni e 4 mesi di reclusione (il pg 15 anni e 6 mesi); Antonio Giglio, 8 anni di reclusione (il pg 10 anni e 8 mesi); Nicolino Gioffrè, 11 anni e 4 mesi di reclusione (il pg 13 anni e 4 mesi); Maurizio Greco, 10 anni di reclusione (il pg 11 anni e 8 mesi); il collaboratore di giustizia Andrea Guarnieri, 4 anni di reclusione (il pg 8 anni); Nicola Lentini,2 anni di reclusione (il pg 8 anni e 8 mesi); Paolo Lentini, 10 anni, 11 mesi e 10 giorni di reclusione (il pg 16 anni); Rosario Lentini, 8 anni e 10 mesi (il pg 15 anni); Vincenzo Lentini, 8 anni (il pg 10 anni e 8 mesi); Giuseppe Lequoque, 10 anni di reclusione (il pg 14 anni); Costantino Lionetti, 8 anni (il pg 10 anni e 8 mesi); Luigi Miniaci, 8 anni e 8 mesi di reclusione (il pg 12 anni e 8 mesi); Angelo Muraca, 3 anni e 4 mesi di reclusione (il pg 16 anni); Benito Muto, 8 anni e 6 mesi di reclusione, (il pg 11 anni e 4 mesi); Domenico Nicoscia, 8 anni di reclusione (il pg 10 anni e 8 mesi); Salvatore Nicoscia, 3 anni e 4 mesi (il pg 10 anni e 8 mesi); Fortunato Pirrò, 8 anni di reclusione (il pg 11 anni); Antonio Poerio (53enne) 6 anni e 8 mesi, (il pg 17 anni); Antonio Poerio (41enne), 8 anni (il pg 10 anni e 8 mesi); Fernando Poerio, 6 anni e 8 mesi di reclusione (il pg 16 anni e 4 mesi); Giuseppe Pullano, 8 anni e 8 mesi di reclusione (il pg 11 ani e 4 mesi); Domenico Riillo, 10 anni di reclusione (il pg 14 anni); Francesco Romano, 9 anni e 2 mesi di reclusione (il pg 13 anni e 6 mesi); Leonardo Sacco, 8 anni (il pg 17 anni); Francesco Taverna, 7 anni di reclusione (il pg 11 anni); Santo Tipaldi, 7 anni e 4 mesi (il pg 11 anni). Confermata invece la sentenza per Stefania Muraca, condannata a due anni.

Il verdetto per gli imputati giudicati con rito ordinario

La Corte di appello ha rideterminato la pena nei confronti di Salvatore Colacchio, 7 anni e 1.500 euro di multa (il pg 7 anni); Nicola Maiorino, 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione (il pg 3 anni e 4 mesi); Pasquale Poerio, 2 anni e 7 mesi di reclusione (il pg 3 anni e 8 mesi); Edoardo Scordio, 8 anni di reclusione (il pg 8 anni e 8 mesi), mentre ha confermato le condanne a 12 anni per Domenico Poerio e a 10 anni di reclusione per Francesco Cantore.

Il non luogo a procedere

La Corte ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Luigi Gareri, perchè il reato si è estinto per morte dell’imputato

La riapertura dell’istruttoria dibattimentale

I giudici di secondo grado, durante il dibattimento avevano accolto la richiesta di rinnovazione formulata della Procura generale, dopo il colpo di scena avvenuto in aula lo scorso 17 aprile, quando ci si aspettava la sentenza dei giudici e invece sono stati depositati dal pg i verbali del neo pentito Andrea Guarnieri 31 anni, di Milano, ex azionista della cosca Catarisano, con base operativa nel territorio di Roccelletta, ed operante anche nei territori limitrofi sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e di Isola Capo Rizzuto (LEGGI) e quelli dell’ex killer della stessa cosca di ‘ndrangheta Sandro Ielapi (LEGGI). Entrambi i collaboratori di giustizia sono stati poi sentiti in aula in videoconferenza. 

Le mani del clan sul Cara di Isola

Secondo le ipotesi accusatorie la cosca Arena avrebbe messo per più di un decennio le mani sul centro di accoglienza immigrati “Cara” di Isola Capo Rizzuto, riuscendo ad accaparrarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione con l’aiuto del governatore della “Fraternità di misericordia” Leonardo Sacco. Servizi affidati ad imprese costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.

 “Il volto pulito del clan”

Per la Dda, la potente ‘ndrangheta di Cutro si era affidata a Leonardo Sacco, già vice presidente nazionale delle Misericordie, per garantirsi la gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto, la più grande struttura d’accoglienza d’Europa, con i suoi cinque ettari di superficie in grado di ospitare 1500 migranti. Per gli inquirenti Sacco sarebbe il volto pulito del clan che avrebbe messo le mani anche sul centro d’accoglienza di Lampedusa gestendo diversi servizi attraverso imprese appositamente costituite e riconducibili alle cosche della ‘ndrangheta crotonese operanti sul territorio.

Amicizie trasversali

  Il governatore della “Fraternita di Misericordia” avrebbe vantato amicizie importanti e trasversali, a destra e a sinistra. Negli ultimi dieci anni, avrebbe sfruttato il suo ruolo di imprenditore di successo per tessere rapporti istituzionali e incontrare personalità politiche d’alto livello. Sempre in prima fila nei convegni sulla legalità e la lotta alla ‘ndrangheta, Sacco  è stato anche consigliere d’amministrazione dell’Aeroporto Sant’Anna di Crotone- 

La longa manus della cosca nel capoluogo

La potente famiglia di ‘ndrangheta Arena avrebbe acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento nella città di Crotone e nel suo hinterland, conseguendo enormi profitti, alterando gli equilibri e precludendo l’accesso ad altri operatori commerciali. Avrebbe imposto la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, aveva monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro e nei comuni di Borgia e Vallefiorita, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, aveva messo a segno una serie infinita di danneggiamenti a fini estorsiviper esercitare il controllo sull’area.

Verso la Cassazione 

I difensori nel cui collegio compaiono tra gli altri Eugenio Felice Perrone, Giuseppe Gervasi, Sergio Rotundo, Gregorio Viscomi, Annalisa Pisano, Stefano Nimpo, Salvatore Staiano, Nicola Tavano, Giovanni Merante, Tiziano Saporito, Antonietta Denicoló, Saverio Loiero, Roberto Coscia, Pasquale Le Pera, Clara Veneto, Aldo Truncè, Saverio Loiero, Franco Laratta, Salvatore Staiano, Vittoria Aversa, Vincenzo Girasole, Luigi Villirilli, Anna Marziano, Gianni Russano, Giuseppe Napoli, Francesco Verri, Mario Prato e Mario Nigro, attenderanno le motivazioni della sentenza, che verranno depositate tra novanta giorni, per ricorre in Cassazione. 

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