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9 Maggio 2026
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La dura replica dei penalisti calabresi all’intervista rilasciata del Presidente dell’ANM di Catanzaro

Una lettera aperta al vetriolo degli avvocati accusa la magistratura locale di scarsa attenzione ai diritti degli "ultimi" e di un "efficientismo" che sacrifica la giustizia

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La pubblicazione di un’intervista del presidente della sezione catanzarese dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha scatenato una dura reazione da parte delle Camere Penali Calabresi. In una lettera aperta, i penalisti esprimono la loro frustrazione per la persistente difficoltà di instaurare un “sereno confronto” con la magistratura locale sui temi più delicati che riguardano il sistema giustizia in Calabria. “Non è una scoperta, ce ne siamo fatti una ragione”, scrivono gli avvocati, ma la gravità delle questioni sollevate nell’intervista li ha spinti a rompere il silenzio per difendere i diritti degli “ultimi”, coloro che “nel conflitto con l’autorità ci rimettono dignità e libertà”.

Carenza di organici e maxiprocessi

La lettera aperta contesta punto per punto le affermazioni del Presidente Anm. In primo luogo, i penalisti respingono con forza l’accusa di “scarsa attenzione alla carenza degli organici” nel distretto di Catanzaro, affermando che le Camere Calabresi hanno ripetutamente denunciato le difficili condizioni e lo squilibrio tra l’organico di GIP/Riesame e quello dei PM. In secondo luogo, viene criticata la prassi dei “processi di massa”, definiti non come una fatalità, ma come “scelte organizzative nocive” che sacrificano il diritto a un giusto processo in nome di un “efficientismo a basso costo”. I penalisti lamentano di aver chiesto invano una discussione su questi temi negli ultimi cinque anni.

L'”entusiasmo contagioso” e il prezzo pagato dai “non allineati”

La missiva affronta con toni sarcastici il tema dell'”entusiasmo contagioso” generato dalla “cura Gratteri”. Pur riconoscendo il diritto del Presidente ANM di sentirsi parte di quella temperie, i penalisti sottolineano come i “grandi numeri” siano stati il frutto di un’opera collettiva, con una “magistratura giudicante saldata al potere inquirente”. Viene inoltre lanciata una frecciatina a coloro che, all’interno della magistratura, non si sono fatti “contagiare dall’entusiasmo”, insinuando che abbiano “pagato un prezzo molto alto”.

La controreplica sulle detenzioni ingiuste

Uno dei passaggi più duri della lettera riguarda la questione delle detenzioni ingiuste. I penalisti respingono l’accusa di aver “strumentalizzato dati” e di aver formulato “accuse infondate”. Affermano che la categoria cui appartiene il Presidente ANM è “tanto influente da potersi permettere di riscrivere la storia”, ma avvertono che i penalisti calabresi non sono disposti a “rinunciare alla memoria” dei fatti.

Priorità alla custodia cautelare e “camuffamento” dei danni

La lettera cerca di “riportare a galla i fatti” che il Presidente ANM sembra aver “perso di vista”. Vengono citati presunti episodi in cui le istanze di libertà degli imputati venivano relegate in secondo piano rispetto alle richieste di custodia cautelare. Viene inoltre ricostruita la vicenda delle statistiche ministeriali sulla riparazione per ingiusta detenzione, denunciando una “falsa apparenza” di efficienza che nascondeva un elevato tasso di rigetti e un preoccupante aumento dell’arretrato. I penalisti rivendicano di aver denunciato “apertis verbis” questa situazione, smascherando il “metodo Catanzaro” di “camuffamento dei danni collaterali della giustizia penale”.

Astensioni “regolarmente tenute” e la “sistematica indisponibilità” al dialogo

La lettera smentisce categoricamente che le Camere Penali siano state “costrette a revocare” le astensioni proclamate tra il 2021 e il 2025. Al contrario, affermano di essersi scontrati con una “sistematica indisponibilità delle rappresentanze istituzionali a discuterne pubblicamente”. Viene criticata, con la parziale eccezione di Magistratura Democratica, l’indifferenza o addirittura l’allarme manifestato dalla magistratura associata nei confronti delle denunce dei penalisti.

L’appello finale al confronto pubblico

La lettera si conclude con una netta presa di distanza dall'”entusiasmo dei PM di lotta e di potere”, rivendicando “un’altra idea di giurisdizione”, lontana dalla “teoria dei danni collaterali fisiologici”. I penalisti esprimono preoccupazione per la mancanza di “capacità di riconoscere le ragioni dell’altro e di dubitare delle proprie”, vista come un “argine democratico contro derive autoreferenziali e autoritarie”. Infine, rivolgono un appello diretto al Presidente ANM di Catanzaro affinché raccolga il loro invito a un “confronto pubblico su temi difficili e sempre attuali, numeri e documenti alla mano”, auspicando un dialogo aperto e costruttivo, “almeno non ce le manderemo a dire…”.

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