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4 Aprile 2026
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La famiglia del neo pentito Guarnieri: “Prendiamo le distanze, non abbiamo a che fare con ‘ndrangheta e pentimenti”

In una lettera inviata a Calabria7.news la madre e la sorella del collaboratore di giustizia manifestano sconcerto: "Non vogliamo essere assolutamente coinvolte. I suoi errori non devono ricadere sulla nostra famiglia"

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“Siamo sconcertate, distrutte, annichilite. La nostra famiglia si è sempre dedicata al lavoro e al pieno rispetto degli altri e delle regole del vivere civile. Tutto è caduto sulle nostre vite come un fulmine a ciel sereno. Abbiamo appreso la notizia dalla stampa. Non sapevamo di suoi coinvolgimenti di natura malavitosa e non sapevamo della sua scelta di collaborare con la giustizia”. Una lettera firmata, di poche righe quella inviata a Calabria7.news dalla mamma e dalla sorella del neo pentito Andrea Guarnieri, l’ex azionista della cosca Catarisano, attiva nel territorio di Roccelletta ed operante anche nei territori limitrofi sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e di Isola Capo Rizzuto, imputato insieme ad altre 39 persone, nel processo di appello bis, nome in codice “ Jonny”, travolto dalla maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, che nel 2017 ha inferto un duro colpo al clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Una cosca capace di imporre la propria presenza anche sull’area jonica della provincia di Catanzaro dove o attraverso i suoi affiliati o per mezzo di fiduciari o con il sostegno di cosche alleate, avrebbe monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche (LEGGI).

“Non giudichiamo le scelte di Andrea”

Il magazziniere di Marcellinara, ma anche autista dei vertici del sodalizio Gualtieri- Abbruzzo è definito dalla Dda di Catanzaro, partecipe del gruppo ‘ndranghetistico, colui che ne agevola attivamente il programma criminale, assicurando il suo apporto logistico, portando ambasciate anche ad altre organizzazioni mafiose nei momenti di criticità e tensione con la cosca, ha confessato al magistrato della Dda di Catanzaro Debora Rizza, 4 omicidi consumati nel Catanzarese, le estorsioni, il traffico di droga, comprata dalla famiglia di San Leonardo di Cutro, l’esistenza di armi nascoste dal sodalizio Abbruzzo-Gualtieri e i danneggiamenti compiuti in soli quaranta giorni dal suo pentimento (LEGGI). “La notizia ha destato in noi grande meraviglia ed apprensione. Non è assolutamente nostra intenzione entrare nel merito delle scelte di vita di Andrea, né spetta a noi giudicarlo”.

I suoi errori non devono essere ricadere sulla famiglia

Una scelta che risale al 6 marzo scorso, nata dalla necessità del pentito di voler cambiare vita, di voler chiudere con il passato nonostante il terrore di essere ucciso ‘da quelli di Roccelletta’. Ma Antonia Cordaro e Liliana Guarnieri, rispettivamente madre e sorella del collaboratore di giustizia prendono le distanze dalle scelte del loro congiunto: “Non vogliamo essere assolutamente coinvolte, anche se speriamo che Andrea possa trovare la serenità di vita che ogni ragazzo della sua età dovrebbe avere. Ci auguriamo soltanto che gli errori commessi da Andrea non ricadano su di noi e sugli altri nostri familiari che nulla hanno a che vedere con vicende né di mafia, né di pentimento e chiediamo alla stampa di continuare a portare pieno rispetto per noi familiari estranei ad ogni vicenda, così come sempre fatto in circostante di questo tipo”. 

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