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30 Marzo 2026
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L’asse criminale tra i Casalesi e la ‘ndrangheta: il patto con i Bellocco per il dominio della droga

L’indagine della DDA di Napoli, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, svela le nuove strategie della fazione Zagaria: un sistema integrato tra estorsioni classiche, riciclaggio a Dubai e l'importazione di cocaina dalla Calabria.

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Un duro colpo è stato inflitto alla struttura storica del clan dei Casalesi. L’operazione, condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Caserta e del Ros, ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari, di cui 19 in carcere e 4 ai domiciliari. Gli indagati sono accusati a vario titolo di reati che spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione, fino al riciclaggio internazionale e al traffico di stupefacenti. Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno sequestrato un vero e proprio arsenale, tra cui pistole, una mitraglietta Skorpion e un fucile a canne mozze, oltre a circa 11 chilogrammi di droga, a testimonianza della pericolosità e dell’operatività del gruppo.

Il “progetto ambizioso”: cocaina reggina per il mercato casertano

Il cuore dell’inchiesta riguarda il salto di qualità dei Casalesi nel settore del narcotraffico attraverso un’alleanza strategica con la ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno. “Si trattava di un progetto criminale ambizioso” ha spiegato il procuratore Nicola Gratteri durante la conferenza stampa. L’obiettivo era consolidare i contatti con la criminalità organizzata reggina, diventata fornitrice abituale di cocaina di alta qualità a prezzi competitivi. Grazie a questo canale privilegiato, il clan mirava a imporre la propria egemonia sul mercato di Caserta, estendendo la propria influenza fino alle piazze di spaccio di Caivano, nel napoletano.

Il controllo capillare del territorio e il modello “mafia classica”

Nonostante l’apertura al narcotraffico, il clan non ha abbandonato i metodi tradizionali di pressione economica. Le indagini confermano come la fazione Zagaria esercitasse un controllo soffocante sulle attività quotidiane della zona. Secondo quanto riferito da Gratteri, “Il controllo del territorio era assoluto, addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale”. Questa pressione estorsiva, applicata persino alle transazioni private, dimostra la pervasività di una “famiglia storica della camorra” che continua a considerare il territorio come un possedimento esclusivo.

Dal Casertano a Dubai: le proiezioni internazionali del riciclaggio

L’inchiesta non si ferma ai confini nazionali, ma segue i flussi finanziari del clan verso l’estero. Le attività illecite generate dalle estorsioni e dal traffico di droga venivano ripulite attraverso sofisticati meccanismi di riciclaggio e autoriciclaggio. “Il clan si è poi allargato al traffico di droga andando a imbattersi e a fare affari con delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta, soprattutto la famiglia Bellocco, e con proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai” ha sottolineato Gratteri. La capitale degli Emirati Arabi Uniti emerge dunque, ancora una volta, come uno dei terminali prediletti per occultare i proventi della criminalità organizzata campana.

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