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4 Aprile 2026
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L’impero del gioco d’azzardo: sequestro da 16 milioni. Agevolata la cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto

Un imponente blitz della Polizia ha smantellato il patrimonio di un imprenditore accusato di riciclaggio e gestione di giochi illegali. L'inchiesta svela un fitto intreccio di interessi che collegava il business dell'uomo alla 'ndrangheta crotonese e ai principali clan della camorra.

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L’ombra delle mafie sul gioco digitale e un tesoro accumulato all’ombra di prestanome e società paravento. Gli investigatori del Servizio Centrale Anticrimine e della Divisione Anticrimine di Salerno hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro che ha congelato beni per oltre 16 milioni di euro. Nel mirino un imprenditore salernitano, figura centrale di un sistema criminale capace di muoversi tra usura, estorsione e traffico di stupefacenti, oggi indiziato di guidare un’associazione dedita alla gestione illecita del gioco d’azzardo e al riciclaggio di proventi sporchi.

L’asse imprenditoria-clan: dai Casalesi alle cosche Calabresi

Il destinatario della misura vanta un profilo criminale già segnato da condanne definitive, ma le ultime indagini ne delineano un ruolo di “cerniera” con le organizzazioni di stampo mafioso. Secondo gli inquirenti, l’uomo operava con l’aggravante di agevolare gruppi di primissimo piano: dal cartello dei Casalesi ai D’Alessandro di Castellammare di Stabia, fino a spingersi in Calabria per favorire la cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e, in Sicilia, il clan Romeo-Santapaola tra Catania e Messina. Un network del crimine che utilizzava i canali dell’imprenditore per ripulire flussi di denaro attraverso una ragnatela di attività apparentemente lecite.

La galassia societaria: pulizie, nautica e immobiliare

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Salerno su proposta congiunta del Procuratore e del Questore, colpisce un patrimonio vastissimo che l’imprenditore aveva tentato di blindare intestandolo a familiari e prestanome. Le indagini patrimoniali hanno però scoperchiato la reale origine di questo impero, edificato reimpiegando i proventi delle attività illecite.

Il sequestro ha interessato assetti strategici distribuiti tra le province di Salerno, Napoli e Milano: 8 società attive in settori eterogenei come le pulizie, la nautica, l’immobiliare e persino il comparto sanitario, 22 fabbricati e 8 terreni situati nel Salernitano. Un’imbarcazione, 25 veicoli e 2 orologi di lusso. Numerosi rapporti finanziari e conti correnti bancari.

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