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6 Marzo 2026
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Liste d’attesa parallele alla Dulbecco, Corte dei Conti conferma il sequestro per Scorcia ma riduce il vincolo: 3,8 milioni

Il giudice contabile riduce il sequestro disposto dalla Procura: per l’ex primario di Oculistica resta un vincolo da 3,8 milioni, con l’esclusione di alcune voci di danno

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La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, con l’ordinanza firmata dal consigliere Gianpiero D’Alia, ha modificato e ridimensionato il sequestro conservativo disposto su richiesta della Procura regionale nell’ambito del procedimento per presunto danno erariale legato alla gestione del reparto di Oculistica dell’Azienda ospedaliero universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro.

Il giudice ha confermato il sequestro nei confronti di Vincenzo Scorcia fino all’importo di 3.876.166 euro, ritenendo sussistenti, in questa fase cautelare, i presupposti del fumus boni iuris (l’apparenza del credito) e del periculum in mora (il rischio che, aspettando il merito, la garanzia patrimoniale si disperda). Il merito, cioè l’accertamento definitivo delle responsabilità, resta un altro film. Al tempo stesso, però, la Corte ha escluso alcune delle voci di danno più rilevanti prospettate dall’accusa, revocando integralmente la misura nei confronti di altri indagati, tra cui Andrea Bruni ed Eugenio Garofalo.

Il cuore della decisione: cosa resta e cosa cade

L’ordinanza chiarisce fin dalle prime pagine che il giudizio è cautelare e fondato su una valutazione sommaria, senza alcun accertamento definitivo di responsabilità. Proprio in questo perimetro, il giudice D’Alia ritiene che una parte dell’impianto accusatorio regga, mentre un’altra non sia sorretta da prova sufficiente, almeno allo stato degli atti. È questo il criterio che guida l’intero provvedimento: una lettura selettiva delle contestazioni, con la conseguente riduzione del sequestro e la revoca della misura per alcune posizioni.

Il caso Scorcia: conferma del sequestro, ma con un perimetro ridotto

Per Vincenzo Scorcia, medico e docente universitario, già direttore dell’Unità operativa complessa di Oculistica, la Corte conferma la misura cautelare patrimoniale, ma riduce sensibilmente l’importo rispetto a quanto inizialmente richiesto dalla Procura, che superava i sei milioni di euro. Secondo il giudice, appare “incontestabile” lo svolgimento di attività extra-istituzionale non autorizzata, in violazione del regime di esclusività previsto dal rapporto di lavoro. In particolare, l’ordinanza richiama le risultanze investigative che descrivono prestazioni rese in modo continuativo presso strutture private e società di famiglia, nonché l’omessa comunicazione all’amministrazione datrice di lavoro. Su queste poste, la Corte ritiene sussistente il nesso causale con il danno erariale, confermando il sequestro per le somme ritenute indebitamente percepite a titolo di mancato riversamento dei compensi, indennità di esclusività, differenza stipendiale e retribuzioni durante i periodi di malattia.

Il punto di svolta dell’ordinanza riguarda però due delle contestazioni più rilevanti dal punto di vista economico e simbolico: il presunto danno da appropriazione di materiale sanitario e il danno da disservizio. Su questo aspetto, il giudice utilizza parole nette. La ricostruzione della Procura, secondo cui l’uso di lenti intraoculari e tessuti corneali dell’azienda ospedaliera integrerebbe un’appropriazione indebita, viene definita “suggestiva, ma manifestamente illogica e contraddittoria”. La Corte osserva che gli interventi sono stati eseguiti su pazienti che “comunque necessitavano” di quei dispositivi e che “non risulta provata” alcuna illecita remunerazione in danno del bilancio pubblico. Di conseguenza, cade anche il danno da disservizio, che la Procura aveva quantificato in via equitativa. Secondo il giudice, manca la prova dell’“an debeatur”: la violazione degli obblighi di servizio, per quanto grave, non è sufficiente a dimostrare un pregiudizio economico certo per l’amministrazione.

Giannaccare e Carnevali: sequestro confermato

La Corte conferma il sequestro anche nei confronti di Giuseppe Giannaccare, per un importo di 227.778 euro, ritenendo plausibile, in questa fase, la contestazione relativa allo svolgimento di attività extraistituzionale continuativa in violazione del regime di esclusività. Misura confermata, seppur per un importo più contenuto, anche nei confronti di Adriano Carnevali, ricercatore universitario, per 80.662 euro, in relazione alle contestazioni sull’attività libero-professionale svolta all’esterno e sul presunto inserimento nel sistema organizzato dal primario. Per entrambi, come per Scorcia, la Corte rinvia al giudizio di merito ogni valutazione definitiva.

Bruni e Garofalo: sequestro revocato

Di segno opposto la decisione per Andrea Bruni ed Eugenio Garofalo. Il giudice dispone la revoca integrale del sequestro conservativo, ritenendo errata l’impostazione della Procura contabile che aveva applicato il regime di esclusività a soggetti che, nei periodi contestati, non rivestivano la qualifica di dipendenti pubblici. In particolare, per Bruni, la Corte osserva che gli specializzandi non possono essere equiparati a dipendenti pubblici e che gli emolumenti percepiti nell’ambito del contratto di formazione “non costituivano il corrispettivo di una prestazione lavorativa”, ma erano finalizzati al sostegno del percorso formativo. Le stesse motivazioni valgono per Garofalo.

Le altre posizioni: cade il concorso sul danno

Revoca del sequestro anche per Maria Battaglia, Laura Logozzo, Rocco Pietropaolo, Andrea Lucisano, Giorgio Randazzo e Maria Aloi, accusati a vario titolo di aver partecipato al presunto sistema di gestione parallela delle liste d’attesa e all’appropriazione di materiale sanitario. Secondo la Corte, le contestazioni mosse in concorso “con esclusivo riguardo all’appropriazione di materiale sanitario, al disservizio e al ticket non corrisposto” non sono supportate da una prova sufficiente del danno erariale.

Un provvedimento che ridisegna il perimetro dell’inchiesta

L’ordinanza della Corte dei Conti non chiude il procedimento, ma ridisegna il perimetro dell’azione erariale, confermando la cautela solo per alcune posizioni e smontando le ipotesi più estensive avanzate dalla Procura. Entro sessanta giorni, il pubblico ministero contabile dovrà depositare l’atto di citazione per i soggetti nei cui confronti il sequestro è stato confermato. Sarà il giudizio di merito a stabilire se e in quale misura le condotte contestate abbiano prodotto un effettivo danno alle casse pubbliche.

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