× Sponsor
3 Marzo 2026
6.3 C
Calabria
spot_img

L’odissea degli imprenditori Clarà, otto anni per arrivare all’assoluzione piena in Cassazione: “Ora sia raccontata la verità”

L'assoluzione definitiva di Giuseppe Clarà “perché il fatto non sussiste”, chiude un caso che ha segnato la famiglia di imprenditori coinvolta nel procedimento Stige

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

La Corte di Cassazione ha dichiarato definitivamente assolto l’imprenditore Giuseppe Clarà, nato a Crotone il 23 aprile 1965, già imputato nel procedimento noto come “Stige”. Nel comunicato diffuso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giovanbattista Scordamaglia, i difensori parlano di una conclusione “con formula totalmente liberatoria perché il fatto non sussiste“. Gli avvocati definiscono la pronuncia “la fine di un percorso durato otto anni” che, secondo la ricostruzione della difesa, avrebbe inciso “in modo devastante sulla vita personale, familiare e imprenditoriale del signor Clarà”.

“Una vicenda che ha minato la serenità di un’intera famiglia”

Nella nota, i legali affermano che questa storia giudiziaria avrebbe “minato alle fondamenta la serenità di una famiglia di imprenditori stimati e incensurati“, alle prese – per la prima volta – con misure restrittive: “Una esposizione mediatica distruttiva – si legge – che ha inficiato l’immagine di un uomo che aveva dedicato la propria vita alla crescita dell’impresa familiare”. Secondo la difesa, proprio quell’impresa sarebbe diventata “fonte di sospetti poi rivelatisi del tutto infondati”.

Il precedente: l’assoluzione della figlia Teresa Clarà

L’assoluzione di Giuseppe Clarà arriva “alcuni anni dopo quella della dott.ssa Teresa Clarà“, imprenditrice e figlia dell’imprenditore, giudicata con rito abbreviato. La difesa ricorda che anche per lei era arrivata “una ampia formula assolutoria” dopo una misura cautelare agli arresti domiciliari. “Fin dalle prime battute – spiegano gli avvocati – la dott.ssa Clarà aveva contestato radicalmente l’impianto accusatorio, allegando documentazione ritenuta decisiva a dimostrazione della sua totale estraneità”.

White list, sequestri e gestione commissariale: “Danni enormi”

Gli avvocati affermano che, durante le indagini, l’imprenditore avrebbe subito “diniego all’iscrizione nella White list, equiparabile a una interdittiva antimafia”, nonché il sequestro delle attività aziendali. Secondo la nota difensiva, le aziende – definite “imprese di primaria importanza e leader di mercato” – sarebbero state “demolite dalla gestione commissariale e traghettate verso la liquidazione giudiziaria. La fine dei processi – spiegano gli avvocati – lascia alla famiglia soltanto le macerie di imprese ormai inesistenti”.

Il caso dell’ingegner Salvatore Clarà

Tra gli elementi che i difensori definiscono «ulteriore componente del danno», viene citata la vicenda dell’ingegner Salvatore Clarà, figlio dell’imprenditore. “Fu licenziato dalla gestione commissariale – affermano – per poi essere reintegrato dal giudice del lavoro di Crotone”. Ma il reintegro, secondo la nota, non avrebbe potuto trovare attuazione perché «la società era nel frattempo divenuta fallita».

“Anni di sacrifici buttati nel fango”

Gli avvocati parlano di “anni di sacrifici, capacità imprenditoriale e rigorosa osservanza della legge buttati nel fango da azioni giudiziarie rivelatesi infondate. Le doglianze della famiglia sulla gestione dei beni – sostengono – sono rimaste inascoltate”. I legali denunciano anche il diverso trattamento mediatico fra accuse e assoluzione:
“La notizia della sentenza definitiva è stata data in sordina, nulla a che vedere con il clamore che aveva accompagnato la fase iniziale”. Con la pronuncia definitiva, la strategia difensiva sembra orientata a un’azione civile complessiva: “Residua ora l’azione risarcitoria – spiegano Scordamaglia e Di Renzo – finalizzata a ottenere ristoro per la totalità dei danni patiti”.

La richiesta ai media: “Assicurare adeguato spazio informativo”

Il comunicato si chiude con un appello rivolto agli organi di stampa: “Si chiede che alla presente nota sia assicurato ampio spazio, così da riequilibrare – affermano i legali – l’informazione rispetto alla fase iniziale del procedimento”.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE