La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha disposto la citazione a giudizio per l’udienza del 16 aprile 2026 nell’ambito del processo d’appello relativo al maxi procedimento Maestrale, uno dei più imponenti mai celebrati contro la ’ndrangheta vibonese. Al centro del giudizio di secondo grado l’omicidio di Angelo Antonio Corigliano, consumato a Mileto il 19 agosto 2013, e le contrapposte decisioni di primo grado: l’ergastolo inflitto a Domenico Polito, alias “Ciota”, e l’assoluzione di Antonio Massimiliano Varone, alias “u cagnolu”.
Le accuse: l’omicidio e gli equilibri mafiosi
Secondo l’impostazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, l’omicidio Corigliano si inserirebbe nella faida maturata per vendicare l’uccisione di Giuseppe Mesiano, rappresentando un passaggio chiave nella gestione degli equilibri criminali sul territorio. Per l’accusa, Polito sarebbe stato tra gli ideatori e promotori del delitto, con un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione mafiosa, mentre Varone avrebbe avuto il compito di presidiare i luoghi dell’agguato, garantendo l’esecuzione dell’azione omicidiaria.
Il verdetto di primo grado: ergastolo e assoluzione “pesante”
La sentenza di primo grado, pronunciata il 20 marzo 2025 dal gup Piero Agosteo con rito abbreviato, ha segnato uno spartiacque nel processo Maestrale. Domenico Polito è stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa, estorsioni, reati in materia di armi e dell’omicidio Corigliano, con la condanna all’ergastolo, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla pubblicazione della sentenza. Una decisione che ha accolto integralmente la richiesta della Procura antimafia. Di segno opposto il verdetto su Antonio Massimiliano Varone, assolto “per non aver commesso il fatto” dal capo d’imputazione relativo all’omicidio, nonostante per lui fossero stati chiesti 30 anni di reclusione. Un’assoluzione che ha rappresentato una delle decisioni più significative dell’intero maxi processo.
Contro la sentenza si sono mossi sia la difesa di Polito, sia il Procuratore generale, che ha impugnato l’assoluzione di Varone. La Corte d’Assise d’Appello ha quindi fissato l’udienza pubblica per la trattazione del gravame al 26 aprile prossimo con apposito decreto di citazione a giudizio.
Le difese: i nomi degli avvocati in campo
Domenico Polito, attualmente detenuto nel carcere di Milano Opera, è difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile. Antonio Massimiliano Varone, detenuto per altra causa nella casa circondariale di Catanzaro “Ugo Caridi”, è assistito dagli avvocati Michelangelo Miceli e Leopoldo Marchese.









