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4 Marzo 2026
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Maxi processo Rinascita Scott, falsa testimonianza in aula bunker: 16 indagati. C’è anche Petrini (NOMI)

L'ex magistrato indagato per per aver negato in aula ogni coinvolgimento in logge massoniche coperte in contrasto con precedenti dichiarazioni rese alla Procura di Salerno

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La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sedici persone, tutte indagate per falsa testimonianza in relazione alle dichiarazioni rese durante il maxiprocesso “Rinascita Scott”. Il procedimento è seguito dal pubblico ministero Gualberto Buccarelli ed è stato incardinato presso l’ufficio lametino in quanto competente per territorio, proprio perché le udienze del maxi dibattimento si sono svolte nell’aula bunker ubicata nella zona industriale di Lamezia Terme.

La trasmissione degli atti dal Tribunale di Vibo

L’iniziativa giudiziaria trae origine dalla decisione del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Brigida Cavasino, che nel novembre 2023, al momento della lettura del dispositivo di sentenza del processo Rinascita Scott, dispose la trasmissione degli atti alla Procura per valutare la posizione di alcuni testimoni. Una richiesta avanzata nelle conclusioni dalla Dda di Catanzaro, che aveva sollecitato approfondimenti su presunte dichiarazioni reticenti o non veritiere emerse nel corso del dibattimento.

Gli indagati: profili e provenienza

Tra le persone raggiunte dall’avviso figura Rocco Caniglia, 53 anni, originario di Palagonia e domiciliato nel Vibonese; Fortunato La Gamba, 40 anni, residente a Vibo Marina; Antonietta Staglianò, 62 anni, nata in Australia e domiciliata a Vibo Valentia; Concetto Porcelli, 60 anni, di Vibo Valentia e residente a Spilinga; Tommasina Porcelli, 32 anni, di Tropea; Umberto Porcelli, 29 anni, anche lui di Tropea.

Completano il quadro Maria Rosa Crudo, 59 anni, di Zungri; Antonino Miceli, 83 anni, nato a Palermo e domiciliato a Reggio Calabria; Ottavio Geranio, 62 anni, di Tropea; Gaetano Albanese, 55 anni, originario di Polistena; Antonio Iellamo, 44 anni, di Vibo Valentia; Domenico Paglianiti, 43 anni, di Vibo Valentia; Benito Tavella, 37 anni, di Vibo Valentia; Debora Giurgola, 46 anni, di Vibo Valentia; Antonio Del Prete, 77 anni, nato a Isernia; e l’ex giudice Marco Petrini, 61 anni, originario di Foligno, ex presidente di una sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro.

A vario titolo, agli indagati viene contestato il reato di falsa testimonianza. Secondo l’impostazione accusatoria, nel corso delle deposizioni rese davanti al collegio giudicante di Vibo Valentia, alcuni testimoni avrebbero taciuto fatti rilevanti, fornito versioni ritenute non veritiere o contraddetto precedenti dichiarazioni già rese in sede investigativa. In più casi, le presunte incongruenze emergerebbero dal raffronto con sommarie informazioni, denunce, intercettazioni telefoniche e altri atti già acquisiti agli atti del maxiprocesso.

Le accuse all’ex giudice Petrini

Tra i sedici destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari c’è l’ex magistrato Marco Petrini. La contestazione mossa nei suoi confronti riguarda specificamente le dichiarazioni rese in qualità di testimone nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott, celebrato nell’aula bunker di Lamezia Terme.

Secondo quanto emerge dall’atto notificato, a Petrini viene attribuito di aver negato in aula qualsiasi coinvolgimento in logge massoniche coperte, affermando di non avervi mai partecipato, di non conoscerne le formalità di adesione e di ignorare gli obblighi derivanti da eventuali appartenenze. Una versione che, per l’accusa, risulterebbe in contrasto con precedenti dichiarazioni rese dallo stesso ex magistrato davanti alla Procura della Repubblica di Salerno nelle date del 25 e del 29 febbraio 2020.

In quelle occasioni, sempre secondo l’impostazione accusatoria, Petrini avrebbe invece fornito un racconto dettagliato di una riunione svoltasi nel 2018 presso uno studio legale di Catanzaro, descrivendo un contesto riconducibile – secondo gli inquirenti – a una struttura massonica riservata. In tale sede, l’ex magistrato avrebbe riferito non solo la propria presenza, ma anche circostanze operative, modalità di presentazione, regole di funzionamento e obblighi derivanti dall’adesione, indicando inoltre i nomi di magistrati e avvocati che, a suo dire, avrebbero preso parte a quell’ambiente associativo. È proprio questa divergenza tra le due versioni – quella resa nel 2020 a Salerno e quella successivamente fornita come testimone nel processo Rinascita Scott – a costituire il nucleo centrale dell’ipotesi di falsa testimonianza contestata dalla Procura di Lamezia Terme. Gli inquirenti ritengono che le dichiarazioni più recenti siano state reticenti o non veritiere, alla luce del contenuto delle precedenti verbalizzazioni, considerate dagli atti come puntuali, articolate e circostanziate.

Va precisato che la Procura non formula, in questa fase, accertamenti definitivi sull’esistenza della loggia né sulle responsabilità di terzi eventualmente citati nelle dichiarazioni del 2020, ma si concentra esclusivamente sulla coerenza e attendibilità della testimonianza resa da Petrini in aula. Il procedimento riguarda dunque il profilo dichiarativo del testimone, non l’accertamento di reati associativi autonomi.

Le garanzie difensive e il collegio degli avvocati

Con l’avviso, la Procura ha formalmente chiuso la fase delle indagini preliminari, aprendo ora la finestra difensiva. Gli indagati, tramite i rispettivi legali, hanno venti giorni di tempo per depositare memorie, documenti, chiedere atti di indagine integrativi o rendere dichiarazioni.
Il collegio difensivo è articolato e vede, tra gli altri, la presenza degli avvocati Tommaso ZavagliaGiacomo Iaria, Vincenzo Ruberto, Antonio Porcelli, Giuseppe Orecchio, Diego Brancia, Carmine Pandullo, Michele Cerminara, Filippo Barbagiovanni Gasparo, Massimiliano Carnovale, Valdimir Solano. Saranno ora le valutazioni delle difese a orientare le prossime mosse, prima che la Procura decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o con eventuali archiviazioni.

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